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Modernizzare i sistemi core nel ramo Danni: la roadmap di McKinsey per non sbagliare

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Giovedì, 29 Maggio, 2025 - 07:32
Autore: Gillespie

Il settore assicurativo Danni è a un bivio tecnologico: continuare a investire in sistemi proprietari o affidarsi a piattaforme commerciali pronte all’uso? Un report di McKinsey fotografa una tendenza chiara: sempre meno compagnie optano per soluzioni completamente custom, mentre cresce l’interesse per estensioni dei sistemi legacy tramite wrapper o piattaforme SaaS. 

Oltreoceano, il mercato è spaccato a metà tra chi sviluppa in-house e chi acquista e configura, mentre in Europa dominano le soluzioni COTS già personalizzate, con molte compagnie ora alle prese con decisioni di upgrade. 

Ma qual è la scelta giusta? Dipende. Secondo McKinsey, lo sviluppo interno garantisce controllo, personalizzazione spinta e facilità di integrazione futura, ma comporta tempi biblici (5-10 anni), costi elevati e rischi di scalabilità limitata. Le piattaforme esterne, invece, offrono velocità, aggiornamenti continui e innovazione “a catalogo”, ma nascondono insidie nell’adattamento a architetture complesse e processi aziendali consolidati.  

Sei dimensioni possono orientare la scelta, suggerisce il report. 

La prima è la funzionalità: se il core business richiede modelli specializzati o integrazioni particolari con i legacy, lo sviluppo su misura resta l’opzione migliore; chi punta su time-to-market ed efficienza, invece, troverà nelle COTS moderne un alleato prezioso. Stesso discorso per i workflow: realtà con processi iper-personalizzati (come certi modelli di pricing o data analytics proprietari) difficilmente troveranno pane per i loro denti nelle soluzioni standard, mentre chi può adattarsi a logiche più “confezionate” beneficerà di portali preconfigurati e processi digitali immediati. Terzo punto cruciale: governance e sicurezza. Chi vuole mani libere su protocolli e dati opterà per l’in-house, mentre chi preferisce affidarsi a modelli prevalidati e analytics integrati guarderà alle piattaforme esterne, purché allineate alla strategia IT aziendale. 

Poi ci sono i numeri: sviluppare internamente significa affrontare investimenti mastodontici e tempi di implementazione che sfiorano il decennio, mentre le COTS – grazie a configurazioni low-code – possono ridurre il percorso a 3-5 anni con costi iniziali più contenuti. Ma attenzione alle competenze interne: senza un team tecnico solido e capacità di delivery, anche la piattaforma più promettente rischia di arenarsi. E qui entra in gioco la quinta dimensione, quella dell’innovazione. 

Le compagnie con risorse e know-how possono “dettare legge” con sviluppi proprietari, ma quelle che vogliono cavalcare l’onda dell’innovazione dei vendor troveranno nelle COTS un acceleratore, grazie a roadmap condivise e integrazioni SaaS già pronte. Ultimo, ma non meno importante, il tema rischi: lo sviluppo interno riduce la dipendenza da fornitori e offre maggior controllo su compliance e cybersecurity, mentre l’acquisto trasferisce parte degli oneri al vendor, a patto che sia affidabile e con solide referenze.  

La selezione del fornitore, infatti, è una partita strategica. Gli errori più comuni? Sottovalutare la scalabilità, ignorare le complessità di integrazione o fidarsi di roadmap fumose. I vendor migliori si riconoscono da alcuni tratti distintivi: piattaforme collaudate da player di mercato, flessibilità nell’integrazione (grazie a API-first e microservizi), presenza solida in mercati rilevanti e un ecosistema attivo di partner insurtech. Ma non basta: devono anche dimostrare capacità di ascolto, coinvolgendo i clienti nell’evoluzione del prodotto attraverso advisory board e feedback strutturati, e offrire funzionalità avanzate, come configurazioni dinamiche o compliance automatizzata, senza dimenticare una rete di supporto operativo capillare e rispettosa degli SLA.  

La modernizzazione dei sistemi core, però, non è una questione puramente tecnologica: è una trasformazione a tutto tondo che richiede un allineamento ferreo tra business e IT. Serve una visione condivisa sugli obiettivi – efficienza, digitalizzazione, riduzione dei costi – seguita da una valutazione rigorosa delle opzioni (sviluppo, acquisto o upgrade) e da una mappatura delle competenze interne. Poi, la scelta del vendor va gestita con metodo, esaminando sostenibilità a lungo termine e qualità della collaborazione, mentre la roadmap deve essere chiara, con quick win iniziali e fasi successive ben pianificate. Fondamentale, infine, una governance solida per evitare deragliamenti e una strategia di change management che coinvolga tutta l’organizzazione, dalla leadership ai team operativi, perché nessuna piattaforma, per quanto avanzata, può funzionare senza l’adozione convinta di chi la usa ogni giorno. Il messaggio è chiaro: modernizzare sì, ma con una strategia, non per moda.

Tag: 
McKinsey

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