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Assicurazioni salute: premi in crescita, ma la spesa sanitaria resta saldamente in mano al pubblico

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Martedì, 27 Gennaio, 2026 - 08:57
Autore: Gillespie

Nel 2024, in Italia, la sanità continua a viaggiare su numeri imponenti, tanto da rendere evidente quanto il sistema pubblico resti il vero pilastro della spesa sanitaria nazionale. 

Il Bollettino statistico dell’Ivass sull’attività assicurativa nel comparto salute (2019–2024) afferma che la spesa complessiva sfiora i 185,1 miliardi di euro, pari all’8,5% del Pil, e la fetta più grande è sostenuta dal settore pubblico, con il 74,3% del totale (6,3% del Pil). È un dato che, per quanto già noto, torna a ricordare quanto la sanità italiana sia ancora, in larga misura, un bene collettivo e non un servizio di mercato.

Nel quadro generale emergono segnali interessanti anche sul fronte privato. 

Il 22,3% della spesa sanitaria è ancora out-of-pocket, quindi a carico diretto dei cittadini, mentre la quota intermediata da fondi sanitari e imprese di assicurazione si ferma a un modesto 3,4%. Questo non significa che il settore assicurativo non stia crescendo, anzi: i premi raccolti nel comparto salute nel 2024 raggiungono gli 8 miliardi di euro, con un aumento del 7,8% rispetto al 2023. 

Un trend che prosegue nei primi tre trimestri del 2025, soprattutto nel ramo malattia, che cresce del 12,7% rispetto al terzo trimestre del 2024, mentre il ramo infortuni registra un incremento più contenuto, del 3,1%.

Il mercato è, inoltre, altamente concentrato: le prime cinque imprese raccolgono il 68% dei premi nel ramo malattia e oltre il 61% nel ramo infortuni. Un dato che non sorprende più di tanto, vista la struttura del comparto e la necessità di una forte capacità di gestione dei rischi e degli investimenti.

Nel ramo malattia, il Bollettino evidenzia come le polizze collettive siano ormai molto diffuse: più di un italiano su cinque è coperto da questo tipo di polizza, con una prevalenza di quelle stipulate da fondi sanitari. Questo è un segnale importante perché racconta una tendenza di fondo: la sanità integrativa non è più un lusso, ma una risposta concreta alle esigenze di una popolazione che, spesso, non può aspettare i tempi del servizio pubblico. Il premio medio per unità di rischio, al netto degli oneri fiscali, è di 203,8 euro, con un aumento del 6,7% rispetto al 2023. E anche se il loss ratio e il combined ratio crescono leggermente (rispettivamente 70,9% e 94,3%), il risultato del conto tecnico al netto della riassicurazione resta positivo, pari a 203 milioni di euro, grazie al saldo tecnico del lavoro diretto e all’utile da investimenti.

Nel ramo infortuni, invece, il premio medio è di 62,7 euro, in lieve aumento rispetto ai 61,4 euro del 2023. Qui i numeri mostrano un miglioramento della redditività: loss e combined ratio diminuiscono leggermente, attestandosi rispettivamente al 40,8% e al 76,7%. Anche in questo caso il risultato del conto tecnico al netto della riassicurazione è positivo, e raggiunge i 782 milioni di euro, sostenuto dal saldo tecnico e dall’utile da investimenti.

Il quadro che emerge dal Bollettino Ivass è quindi duplice: da un lato la sanità italiana resta una spesa pubblica dominante e strutturale; dall’altro, il comparto assicurativo cresce e si rafforza, mostrando segnali di vitalità e di capacità di sostenere una domanda crescente, soprattutto nel ramo malattia. Resta, però, una domanda implicita, che il documento non può risolvere ma che è inevitabile porre: in un Paese dove la spesa sanitaria pubblica è così ampia, quanto spazio c’è ancora per l’integrazione privata, e quale sarà il ruolo futuro di fondi e assicurazioni in un sistema che, per sua natura, tende a essere collettivo?

Se il trend dei premi e la solidità dei conti tecnici sono un segnale di crescita, la vera sfida sarà mantenere questo equilibrio senza spostare il baricentro della sanità troppo verso un modello in cui il costo ricade sulle tasche dei cittadini. 

Tag: 
Polizze Salute

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