
Agli italiani risparmiare piace: il 45% non vive tranquillo se non mette da parte dei risparmi. È un dato in lieve contrazione rispetto al 47% del 2012, ma comunque superiore al numero di coloro che risparmiano solo se questo non comporta troppe rinunce, che sono il 43%. Preferisce invece godersi la vita senza pensare a risparmiare meno di un italiano su dieci.
L'annuale fotografia scattata dall'istituto di ricerche Ipsos per l'Acri, in occasione della 89a Giornata mondiale del risparmio, che si celebra domani, fa emergere poi una seppur timida inversione di tendenza. Rispetto al 2012, infatti, è l'aumento del numero di coloro che, negli ultimi 12 mesi, sono riusciti a risparmiare, passati dal 28% al 29%. Nello stesso tempo è diminuito, dal 31% al 30%, il numero delle famiglie in saldo negativo: un’inversione della tendenza rispetto al rialzo che durava dal 2010, e forse "il segno che gli italiani sembrano aver trovato un assestamento nella crisi, seppur a prezzo di notevoli rinunce", commentano gli autori dell'indagine. La percezione degli italiani riguardo alla propria capacità futura di risparmiare è più negativa di quella che, oggi, è la loro effettiva capacità di risparmio. È peggiorata infatti la fiducia nella propria capacità di risparmio per il futuro, e le famiglie che si sentono in crisi di risparmio sono salite al 43% contro il 42% del 2012 e il 37% del 2011.
Ma come investono gli italiani oggi? Stabile ed elevata la preferenza per la liquidità, che riguarda due italiani su tre. Chi investe, inoltre, lo fa solo con una parte minore dei propri risparmi. Rispetto al 2012 resta costante la quota di quanti hanno sottoscritto assicurazioni sulla vita/fondi pensione (19%) e certificati di deposito e obbligazioni (10%); salgono i fondi comuni di investimento (in portafoglio al 12% degli italiani), e i libretti risparmio (23%). Sono in calo invece quanti hanno investito in azioni (dall’8% al 7%) e titoli di Stato (dal 9% al 7%).
Negli ultimi anni è precipitata ai minimi storici la passione per gli immobili: nel 2006 la percentuale di italiani che vedeva nel mattone l’investimento ideale era il 70%, oggi è crollata al 29%, il dato di gran lunga più basso dal 2001. Crescono invece, fino al nuovo massimo storico del 34%, coloro che reputano questo il momento di investire negli strumenti ritenuti più sicuri: risparmio postale, obbligazioni e titoli di Stato, mentre i prodotti più a rischio, come le azioni, sono stabili con un 5% di preferenze. Ma sono ormai quasi un terzo degli italiani quelli che ritengono sbagliato investire in una qualsiasi forma dal 18% del 2010 sono balzati al 32%.
Dietro la sfiducia c’è anche la convinzione di non essere sufficientemente tutelati: secondo il 72% dei risparmiatori norme e controlli non sono abbastanza efficaci, ed è diffusa la convinzione che le cose non miglioreranno a breve. Il risparmio delle famiglie è stato comunque, in questi anni, un fondamentale ammortizzatore sociale, che ha lenito le conseguenze della crisi: la pensa così il 90% degli Italiani. Per il 44% i risparmi sono stati fondamentali, per il 46% sono stati molto utili o utili. Ma la crisi ha sottolineato anche l’importanza del risparmio e il suo ancoraggio all’economia reale, piuttosto che a quella finanziaria. Rispetto al 2009 sono più che dimezzati (dal 29% al 14%) coloro che associano il risparmio alla finanza, mentre sono passati dal 62% all'80% quanti associano il risparmio all’economia reale. Il settore bancario e finanziario secondo gli italiani deve dunque essere, in primo luogo, un intermediario tra il risparmio dei cittadini e il finanziamento delle imprese, specie quelle che si ingrandiscono e perciò assumono lavoratori o che investono in innovazione e ricerca, e in seconda battuta delle famiglie italiane.