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Istat: una famiglia su quattro è povera

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Mercoledì, 12 Febbraio, 2014 - 09:07
Autore: Gillespie

Una famiglia su quattro in Italia è in una situazione di disagio economico e sei su dieci vivono con meno di 2.500 euro al mese. È la fotografia scattata dall’Istat di un paese in difficoltà in cui quasi cinque milioni di persone sono in condizioni di povertà assoluta: si tratta del 6,8% delle famiglie per un totale di oltre 4,8 milioni di individui. 

Il Sud è in forte svantaggio rispetto al resto dell’Italia, con una percentuale di famiglie povere più che doppia rispetto alla media nazionale. Il 24,9% delle famiglie - 15 milioni di individui - presenta almeno tre delle difficoltà considerate nel calcolo dell’indice sintetico di “deprivazione”, una quota in aumento rispetto all’anno precedente. In particolare, il 2,4% delle famiglie dichiara di non potersi permettere l’acquisto di una lavatrice, un televisore a colori, un telefono o un’automobile, mentre il 50,5% non può permettersi una settimana di vacanza lontano da casa. Circa il 22% delle famiglie dichiara di non riuscire a riscaldare adeguatamente l’abitazione e il 17,5% di non potersi permettere un pasto adeguato almeno ogni due giorni. Infine, circa l’11% delle famiglie è rimasto in arretrato con almeno un pagamento tra mutuo, affitto, bollette o debiti diversi dal mutuo e il 42,9% non riuscirebbe ad affrontare una spesa imprevista di 800 euro.

In forte svantaggio il Mezzogiorno dove le famiglie deprivate sono il 41% di quelle residenti, contro il 17,2% del Nord-ovest, il 13,5% del Nord-est e il 21,6 del Centro. Nel 2011 circa il 58% delle famiglie ha conseguito un reddito netto inferiore all'importo medio annuo di 29.956 euro, circa 2.496 euro al mese. La più alta diseguaglianza nella distribuzione del reddito è in Campania mentre in Sicilia si registra il reddito medio annuo più basso (oltre il 28% in meno del valore medio italiano).

Sempre più nera la situazione sul fronte lavoro. Nel 2012 il tasso di disoccupazione giovanile in Italia raggiunge il livello più elevato dal 1977, pari al 35,3%, in aumento di 6,2 punti percentuali rispetto a un anno prima e di oltre 11 punti rispetto al 2003. E sono oltre due milioni i giovani 15-29enni (il 23,9% del totale) che non studiano e non lavorano, un valore fra i più elevati in Europa. Mentre la pressione fiscale sale al livello record del 44,1%, 3,6 punti percentuali in più rispetto a quella media dell’Unione europea e poco distante dai livelli svedesi (44,7%).

L'Italia si colloca però al primo posto, insieme alla Germania, tra i paesi dell’Uem per saldo primario (indebitamento netto esclusi gli interessi passivi), al sesto posto relativamente all'incidenza dell'indebitamento netto. Il nostro debito pubblico si attesta tuttavia al 127% del Pil nel 2012, valore inferiore solamente a quello della Grecia. L’aumento rispetto al 2011 è di oltre 6 punti percentuali, più del doppio di quanto sperimentato in media dai paesi europei. All’inizio del 2013 i cittadini stranieri iscritti nelle anagrafi dei comuni italiani sono quasi 4,4 milioni, pari al 7,4% dei residenti (+8,3% rispetto al 2012).

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