
L’11 settembre 2001 mise sotto pressione anche il sistema assicurativo aeronautico statunitense. A ricostruire uno degli aspetti meno conosciuti della gestione finanziaria degli attentati è Andrea Costa, Thames Marine & Logistics UW – Insurance Agency Srl, in un post pubblicato sulla sua pagina LinkedIn.
Il punto di partenza è la crisi che colpì l’aviazione commerciale americana dopo gli attacchi. Il timore era che un’ondata di azioni per responsabilità civile contro le compagnie aeree potesse mettere in difficoltà i massimali delle polizze Aviation e rendere insostenibili tempi e costi dei contenziosi.
Il Governo degli Stati Uniti intervenne così con il September 11th Victim Compensation Fund (VCF), istituito per garantire un sistema rapido di compensazione alle vittime.
Secondo la ricostruzione di Costa, nella prima fase il fondo mobilitò oltre 7 miliardi di dollari di risorse pubbliche, destinati a 2.880 famiglie di persone decedute e a più di 2.500 feriti. L'importo medio fu di circa 2 milioni di dollari per nucleo familiare.
La liquidazione non avvenne attraverso un indennizzo uguale per tutti. Lo Special Master valutò le singole posizioni sulla base dei criteri della tort law americana, considerando elementi come età, aspettativa di vita lavorativa, redditi futuri e persone a carico. Un metodo assimilabile, nella logica della valutazione del danno, a quello utilizzato nella gestione ordinaria dei sinistri, applicato però su scala nazionale da una struttura pubblica.
In cambio dell’accesso al fondo, oltre il 97% delle famiglie rinunciò alle azioni legali contro American Airlines, United Airlines e i gestori della sicurezza aeroportuale. Secondo quanto riportato nel post, soltanto 95 posizioni seguirono invece la strada del contenzioso ordinario e furono successivamente liquidate dai pool assicurativi Aviation per un importo complessivo inferiore a 2 miliardi di dollari.
Per Costa, il caso apre una questione che riguarda direttamente la gestione dei grandi rischi: “Laddove i Grandi Rischi superano la capienza e la tenuta dei mercati privati, fino a che punto deve spingersi il ruolo dello Stato come riassicuratore di ultima istanza?” La vicenda dell’11 settembre resta così anche un precedente sulla ripartizione del rischio tra assicurazioni private e intervento pubblico, quando la dimensione di una perdita mette alla prova la capacità del mercato di assorbirla.