
Dopo un Natale e un Capodanno segnati da incidenti gravi, feriti e vittime, in diversi Paesi dell’Unione europea si è riacceso il dibattito sull’uso di petardi e fuochi d’artificio, un tema che da anni oscilla tra tradizione, sicurezza pubblica e tutela di animali e persone fragili. A raccontare quanto sta accadendo è un servizio pubblicato su h-alert.org nell’ambito del progetto internazionale PULSE, che mette in fila numeri e testimonianze difficili da ignorare.
“Tredici persone sono rimaste gravemente ferite a causa dell'uso di fuochi d'artificio, tra cui sette bambini di età inferiore ai 14 anni”, si legge nel servizio, che aggiunge come le autorità stiano valutando un giro di vite: “Stiamo valutando come limitare ulteriormente le condizioni per la vendita, l'acquisto e l'uso di fuochi d'artificio, nonché sanzioni più severe”, annuncia il MUP, il ministero dell’Interno croato. Proprio la Croazia è uno dei casi emblematici: “In Croazia, 13 persone sono rimaste gravemente ferite, di cui sette bambini di età inferiore ai 14 anni. 28 persone sono rimaste leggermente ferite, di cui dodici bambini di età inferiore ai 14 anni”, senza contare i danni materiali e gli incendi, come quello divampato il 31 dicembre a Zara.
Ma il problema attraversa i confini nazionali e coinvolge l’intero continente, con conseguenze simili registrate in tutta Europa, spiega Radiocor. Nei Paesi Bassi due persone hanno perso la vita in incidenti legati ai fuochi d’artificio, tra cui un sedicenne, mentre in Germania si contano due morti a Bielefeld e decine di feriti in varie città.
Il servizio richiama anche l’incidente avvenuto in Svizzera, a Crans-Montana, con 40 morti, a testimonianza di come l’uso improprio di materiali pirotecnici possa trasformarsi in tragedia.
Sullo sfondo resta il tema delle regole, spesso disattese: ricordando la classificazione e la direttiva europea che disciplinano i fuochi d’artificio, il servizio sottolinea che “molto spesso vengono utilizzati i fuochi di categoria vietata”, un dato “dimostrato anche dai sequestri operati dalle forze di polizia”.
La Croazia, si legge ancora, “è tra i paesi dell'UE che non sono né tra i più restrittivi né tra i più permissivi”, mentre Paesi come Irlanda e Paesi Bassi “si stanno muovendo verso un divieto totale degli articoli pirotecnici”, anche perché, nonostante norme che sulla carta appaiono adeguate, “le festività si trasformano regolarmente in una fonte di enorme stress per gli animali e i loro proprietari, si spara ovunque, senza alcun riguardo per scuole e ospedali, e gli articoli pirotecnici vengono utilizzati in gran numero da bambini di età inferiore ai 14 anni, per i quali sono completamente vietati”.
Non sorprende allora che in Croazia 40 mila cittadini abbiano firmato una petizione promossa da Animal Friends per chiedere una regolamentazione molto più severa degli spettacoli pirotecnici.
Il quadro europeo resta variegato: in Spagna, dove il rumore fa parte di molte tradizioni popolari, “sempre più amministrazioni locali si avvalgono del loro diritto di introdurre ulteriori restrizioni su date, orari, luoghi di utilizzo o divieti temporanei sugli spettacoli pirotecnici”, e Barcellona è stata tra le prime città a muoversi in questa direzione, collaborando con le organizzazioni per la protezione degli animali per promuovere alternative come i fuochi d’artificio silenziosi, “che offrono uno spettacolo visivo senza lo stress causato dal rumore”.
Altri Paesi hanno scelto la strada del divieto stagionale, come la Lituania, che vieta la vendita di articoli pirotecnici dal 1° gennaio al 30 novembre, mentre restano diffuse, in linea con le norme croate, le proibizioni assolute per l’uso da parte dei minori di 14 anni, accompagnate da sanzioni che in alcuni casi possono superare anche i mille euro, segno di una crescente consapevolezza che la spettacolarità non può più prescindere dalla sicurezza.