
La fusione tra Helvetia e Baloise, completata a fine 2025, apre una fase di riorganizzazione che coinvolgerà in modo significativo la struttura occupazionale del nuovo gruppo assicurativo. Secondo quanto dichiarato al quotidiano svizzero Tages‑Anzeiger dal Ceo Martin Jara, la società prevede una riduzione compresa tra 1.400 e 1.800 posti di lavoro nel mondo, con un impatto particolarmente rilevante in Svizzera. Qui, entro la fine del 2028, l’eliminazione riguarderà tra i 1.000 e i 1.200 impiegati.
Jara ha spiegato che la strategia punta a minimizzare i licenziamenti, privilegiando pensionamenti e dimissioni volontarie, oltre alla redistribuzione interna del personale verso le posizioni che si renderanno disponibili. Un approccio che, nelle intenzioni del gruppo, dovrebbe accompagnare la creazione di sinergie soprattutto nelle funzioni di supporto, mentre l’assistenza ai clienti rimane un ambito su cui il Ceo non intende introdurre compromessi.
Nell’intervista, Jara ha espresso una posizione netta sul dibattito relativo alla previdenza professionale e alla proposta del Consiglio federale di innalzare da 58 a 63 anni l’età minima per il pensionamento anticipato. Ha definito la misura «un intervento inammissibile nel percorso di vita delle cittadine e dei cittadini», sostenendo che gli averi accumulati nella previdenza professionale debbano poter essere utilizzati autonomamente. Ha aggiunto che “le persone hanno accumulato personalmente i loro averi nella previdenza professionale e dovrebbero quindi poter decidere autonomamente come utilizzarli”.
Sul tema dell’età di riferimento per il pensionamento, Jara ha mostrato maggiore apertura, riconoscendo che le “realtà demografiche” richiedono una discussione. Pur affermando di non ritenere necessario che tutti lavorino oltre i 65 anni, ha sottolineato che mantenere invariata l’età di riferimento non permette di ignorare l’evoluzione demografica del Paese.
La riorganizzazione del gruppo Helvetia‑Baloise si inserisce così in un contesto di trasformazione più ampio, in cui l’integrazione operativa dopo la fusione e le pressioni demografiche sulla previdenza svizzera si intrecciano, delineando un percorso complesso ma strategico per il nuovo player assicurativo.