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Il ritardo di Solvency pesa sul budget degli assicuratori

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Mercoledì, 30 Maggio, 2012 - 06:11
Autore: Gillespie

Un crescente numero di assicuratori pensa che il mondo delle polizze fallirà l’appuntamento del gennaio 2014 con Solvency.

Il 37% del campione di una ricerca effettuata nel Regno Unito da Deloitte teme che l’industria assicurativa non riuscirà a rispettare la deadline del gennaio 2014 per mettersi in linea con la direttiva.

Se centrare l’obiettivo dell’adeguamento a Solvency II è una possibilità, seppur ritenuta difficile, di certo è che, secondo il 73% del campione della ricerca, la ritardata attuazione della normativa si è già fatta sentire andando ad appesantire i bilanci delle imprese. Addirittura il 42% degli intervistati arriva a sostenere che il ritardato avvio di Solvency II ha prodotto un aumento dei costi programmati per mettersi in regola, superiore al 5%.

Rick Lester, partner di Deloitte e responsabile per Solvency II ha sottolineato come rispetto al 2011 sia complessivamente aumentato del 50% il numero di coloro che hanno manifestato preoccupazione circa la capacità dell’industria assicurativa di rispettare le scadenze sul nuovo regime di solvibilità della direttiva Solvency II e questo nonostante il posticipo della deadline. “La causa principale di questa preoccupazione – ha detto Lester – è la continua incertezza circa i criteri della direttiva, i cui dettagli verranno presumibilmente comunicati in dirittura d’arrivo. Questo significa che non ci sarà molto tempo per gli assicuratori per conoscere la normativa e predisporre gli accorgimenti di compliance necessari”.

Il clima di incertezza che aleggia su Solvency II non è una esclusiva dei paesi anglosassoni. Sullo stesso argomento si è infatti intrattenuto il cfo delle Assicurazioni Generali, Raffaele Agrusti che durante la conference call sui dati del primo trimestre del gruppo triestino ha detto che “L'Italia potrebbe avere significativi problemi se la direttiva Solvency II, della quale non esiste ancora un testo definitivo, dovesse orientarsi in un senso sfavorevole alle compagnie assicurative italiane. Penso che sia un interesse nazionale che questi temi vengano risolti in un certo senso, perchè altrimenti ci potrebbero essere dei problemi significativi che potrebbero derivarne al Paese, e non alle Generali”.

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