
Secondo un’indagine realizzata da Nomisma, nel 2013 il potere di acquisto pro capite delle famiglie italiane è diminuito dell’1,3% rispetto all’anno precedente, portando il reddito familiare ai livelli di fine anni Ottanta.
A causa di questa contrazione, negli ultimi anni le famiglie hanno iniziato a intaccare lo stock della ricchezza accumulata. La tendenza ad assorbire nel risparmio la diminuzione del reddito si è interrotta nel 2013, quando alla caduta del potere d’acquisto delle famiglie si è accompagnata una riduzione più marcata della spesa per consumi pro-capite (-2,8 in termini reali). Ne è conseguito l’aumento della propensione media al risparmio (al 9,8%, +1,4% punti sul 2012), tornata su livelli analoghi a quelli che si avevano prima della crisi del debito sovrano.
L’indagine 2014 sulle famiglie, condotta da Nomisma, sottolinea come l’impatto della crisi è risultato molto differenziato per classi di età: la caduta dei redditi e degli standard di vita è stata avvertita dalle famiglie giovani più che da quelle anziane, che sono relativamente più coperte rispetto alla caduta dei redditi. La graduale uscita dalla recessione nella seconda metà del 2013 ha portato a modificare i comportamenti dei consumatori. Rispetto alla rilevazione del 2013, si nota un miglioramento statisticamente significativo nei giudizi degli intervistati sulle prospettive di crescita del paese e sulle condizioni finanziarie personali: anche se le valutazioni rimangono basse sono in rialzo rispetto all’anno precedente. Dall’indagine emerge un clima di opinione in lento miglioramento, contrassegnato però da una persistente insicurezza lavorativa. Evidenti, secondo l’indagine Nomisma, rimangono le difficoltà legate al risparmio. Rispondendo alla domanda circa la capacità di accantonare denaro rispetto all’anno precedente il 64,5% degli intervistati afferma che nel complesso o ha risparmiato di meno rispetto all’anno prima (30,1%) o non lo ha fatto per nulla (34,4%).