
Nel complesso, le imprese industriali continuano ad effettuare investimenti per rimuovere l'inquinamento dopo che questo è stato prodotto, anziché integrare i propri impianti con tecnologie più “pulite” che contribuiscono a proteggere l’ambiente dagli effetti negativi del processo produttivo. Lo rileva il Report “Gli investimenti per la protezione dell’ambiente delle imprese industriali” pubblicato dall’Istat e relativo all’anno 2010 secondo il quale nel 2010 gli investimenti per il trattamento dell'inquinamento a valle dei processi produttivi, il cosiddetto “end-of-pipe” (1.440 milioni di euro) sono ancora la componente più rilevante degli investimenti per la protezione dell'ambiente, con un incidenza del 74,8% sul totale, contro il 25,2% degli investimenti integrati (485 milioni di euro) collegati a tecnologie più avanzate.
Anche nel 2010, il segmento delle piccole e medie imprese realizza una quota più elevata di investimenti integrati sul totale degli investimenti ambientali (36,8%) di quella realizzata dalle grandi imprese (22,6%). In termini assoluti, però, nelle piccole e medie imprese si registra una diminuzione della spesa in investimenti integrati (-11,6% rispetto al 2009), mentre nelle grandi la spesa è in aumento (+ 26,8% rispetto al 2009). Nel 2010 sono rimaste sostanzialmente stabili le quote di investimenti realizzati per la protezione dell'aria e del clima (30,6% del totale, contro 30,3% nel 2009) e per la gestione delle acque reflue (18,4% contro 18,7%). L’incidenza della spesa per la gestione dei rifiuti è invece diminuita (11,2% contro 12,4% del 2009) mentre risultano complessivamente in crescita (dal 38,6 al 39,8%) le spese nelle attività di protezione e recupero del suolo e delle acque di falda e superficiali, nell'abbattimento del rumore, nella protezione del paesaggio e protezione dalle radiazioni e nelle attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla protezione dell’ambiente.