
Nel nuovo scenario del rischio politico globale, le imprese sembrano guardare meno ai conflitti armati e sempre più alla volatilità delle politiche economiche. È quanto emerge dalla Willis Towers Watson Political Risk Survey 2026, che evidenzia un cambio di paradigma nella percezione del rischio internazionale, con le tensioni commerciali al centro delle preoccupazioni aziendali.
Secondo il report, elaborato con il supporto di Oxford Analytica, il 61% delle imprese intervistate indica nelle tariffe commerciali il principale rischio politico, ritenuto più difficile da gestire rispetto ai conflitti internazionali. Un dato che si accompagna a un altro elemento significativo: la stessa percentuale di aziende dichiara di aver subito un impatto finanziario negativo legato proprio all’aumento delle tariffe.
Sam Wilkin, Director of Political Risk Analytics presso Willis Towers Watson, sottolinea la natura ormai strutturale di questa trasformazione, affermando che “è sorprendente che, mentre il conflitto in Medio Oriente domina le notizie, gli effetti delle tariffe continuino a dominare le preoccupazioni delle imprese”, evidenziando come il rischio politico si stia progressivamente spostando dai teatri di guerra ai sistemi economici globali.
Inoltre, Wilkin aggiunge che “la mappa del rischio politico del 2026 non è semplicemente una mappa di zone di guerra, ma una mappa di sistemi contesi: commerciali, tecnologici, informativi e politici interni”, descrivendo un contesto in cui la frammentazione dell’ordine globale diventa il principale fattore di instabilità per le imprese internazionali.
Il report segnala inoltre che il 39% delle aziende percepisce un aumento del rischio derivante dalle decisioni politiche dei governi nazionali, mentre l’84% sta già valutando o implementando strategie per operare in un futuro in cui blocchi economici “orientali” e “occidentali” potrebbero funzionare come sistemi separati e strutturalmente indipendenti.
Sul piano assicurativo, il quadro si traduce in un incremento dell’attenzione verso le coperture legate al rischio politico e al credito commerciale. Willis Towers Watson rileva infatti che le perdite assicurative legate a eventi geopolitici restano elevate, con valori superiori ai 250 milioni di dollari per il terzo anno consecutivo, uno dei livelli più alti registrati negli ultimi nove anni.
Tra le principali fonti di preoccupazione emerge anche il fenomeno della cosiddetta “coercizione economica”, indicata dal 61% degli intervistati, che include sanzioni, tariffe e restrizioni all’export. Parallelamente, il 65% delle aziende segnala come rischio primario gli attacchi alle infrastrutture, dalle reti energetiche ai cavi sottomarini, fino a sabotaggi e interruzioni logistiche.
Il quadro delineato da Willis Towers Watson restituisce un sistema globale in cui il rischio politico non si concentra più in aree geografiche isolate, ma si distribuisce lungo le interconnessioni economiche e tecnologiche.