
Secondo un’analisi di Coface, la nuova stretta dell’Unione europea sulle importazioni di acciaio può aiutare i produttori europei, ma rischia di aumentare i costi per le imprese che utilizzano questa materia prima.
Dai dati raccolti da Coface, emerge che da luglio scorso l’UE ha ridotto del 47% le quote di importazione esenti da dazi, portandole a 18,3 milioni di tonnellate, e ha raddoppiato dal 25% al 50% il dazio sui volumi eccedenti. La misura punta a proteggere il mercato europeo dalla sovraccapacità globale, che nel 2025 ha raggiunto 640 milioni di tonnellate.
La siderurgia europea arriva a questa stretta dopo un decennio difficile. La produzione di acciaio grezzo è diminuita del 18% e nel 2025 le importazioni hanno rappresentato circa il 22% del consumo europeo. Intanto il prezzo dell’acciaio laminato a caldo nell’Europa nord occidentale è salito di oltre il 10% dall’introduzione delle nuove misure, arrivando a circa 840 dollari per tonnellata a fine agosto.
“Una maggiore protezione del mercato può tradursi in prezzi più elevati per le imprese utilizzatrici, con un impatto soprattutto sui comparti che fanno maggiore ricorso all’acciaio”, ha commentato Pietro Vargiu, Country Manager Italia di Coface, per poi aggiungere che la sfida sarà “trovare un equilibrio tra la tutela della capacità produttiva europea e la competitività delle industrie che dell’acciaio hanno bisogno per produrre”.
I settori più esposti sono costruzioni, automotive, meccanica e prodotti in metallo. La stretta potrebbe inoltre spingere parte dell’acciaio verso altri mercati, aumentando il rischio di nuove barriere commerciali e di una maggiore frammentazione del mercato globale.