Coface
La tregua tra Stati Uniti e Iran non è sufficiente a riportare l'economia mondiale su un percorso di normalità. Secondo Coface, gli effetti del conflitto in Medio Oriente continuano a pesare sulle catene di approvvigionamento, sull'inflazione e sulla crescita globale, spingendo il gruppo a rivedere al ribasso la valutazione di otto Paesi e a modificare 45 valutazioni settoriali, di cui 41 in peggioramento e solo quattro in miglioramento.
La capacità di prendere decisioni rapide si conferma uno dei principali fattori competitivi per le imprese. È quanto emerge da un'indagine di Coface, gruppo specializzato nella gestione del rischio del credito commerciale, realizzata su 1.250 top manager di 13 Paesi, tra cui l'Italia. Secondo lo studio, il 68% delle aziende individua nella lentezza dei processi decisionali una barriera significativa alla crescita, mentre il contesto economico e geopolitico rende sempre più necessario integrare la gestione del rischio nelle strategie di sviluppo.
Il quadro delineato dall’indagine Coface sui pagamenti aziendali in America Latina restituisce un sistema produttivo in cui la gestione del credito commerciale diventa sempre più centrale. Le imprese riducono i termini di pagamento nel tentativo di contenere il rischio, ma la dinamica dei ritardi continua a peggiorare, segnalando tensioni persistenti sulla liquidità.
Nel 2025 le esportazioni italiane di beni raggiungono 643,2 miliardi di euro. La crescita è del 3,3% rispetto al 2024. Il surplus commerciale sale a circa 51 miliardi di euro, +5%. I dati arrivano dal report di Coface sull’export italiano e sulla gestione del rischio commerciale.
Il deterioramento del contesto economico globale si riflette in un aumento diffuso delle insolvenze aziendali. È quanto emerge dall’analisi di Coface, che segnala un incremento del 12% nei primi mesi del 2026, con un’accelerazione particolarmente marcata in Nord America (+22%).
La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da oltre tre mesi sta producendo effetti concreti e misurabili sul trasporto merci su gomma a livello globale. Secondo un'analisi di Coface, tra i leader mondiali nell'assicurazione del credito e nella gestione del rischio commerciale, i prezzi benchmark del gasolio risultano oggi più alti del 55% negli Stati Uniti e del 50% in Europa rispetto ai livelli precedenti all'escalation delle tensioni a maggio. Un rincaro che, anche in caso di riapertura immediata dello Stretto, resterebbe strutturalmente elevato nel medio periodo.
Una stabilità che nasconde fragilità crescenti. È questa la fotografia scattata da Coface sull’andamento delle insolvenze nell’Europa Centrale e Orientale, dove nel 2025 i dati complessivi restano quasi invariati ma rivelano profonde divergenze tra Paesi e settori. Lo studio, diffuso da Parigi, evidenzia infatti un incremento minimo delle procedure (+0,26%), da 46.043 a 46.161 casi, a fronte però di un contesto economico sempre più disomogeneo.
La crisi in Medio Oriente presenta un conto sempre più salato per il trasporto aereo mondiale, con effetti che si propagano lungo tutta la filiera, dal carburante alle tariffe, fino alla sostenibilità economica dei vettori. L’analisi diffusa da Coface fotografa un sistema sotto stress, dove la dimensione energetica si intreccia con quella geopolitica e assicurativa, ridefinendo gli equilibri del settore.
A oltre tre anni dal lancio di ChatGPT, l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro resta parzialmente invisibile nelle statistiche aggregate, ma inizia a emergere in specifici segmenti, soprattutto nei ruoli di base dei settori più vulnerabili.
L’escalation militare in Medio Oriente sta producendo effetti immediati e profondi sui mercati delle materie prime, riaprendo uno scenario di forte instabilità lungo le principali catene di approvvigionamento globali.
L’intensificarsi delle tensioni militari tra Stati Uniti, Israele e Iran sta esercitando una pressione significativa sui mercati energetici globali. Al momento non si registrano interruzioni rilevanti delle forniture, ma lo Stretto di Hormuz, nodo strategico attraverso cui transita circa il 20% del petrolio consumato nel mondo, resta una potenziale fonte di shock economico qualora il conflitto dovesse protrarsi.
Coface SA archivia il 2025 con un utile netto di 222 milioni di euro, in flessione del 15% rispetto all’esercizio precedente, in un contesto segnato dalla normalizzazione dei sinistri e da una competizione più intensa nel mercato dell’assicurazione del credito.
Il 2026 si apre con una promessa che assomiglia più a un respiro trattenuto che a un vero cambio di stagione. Le insolvenze globali continueranno a crescere, ma con meno foga rispetto agli ultimi tre anni. Una pausa, non una svolta. E soprattutto una pausa che potrebbe svanire al primo scossone dei tassi. È questo il quadro che emerge dalle analisi Coface, un quadro in cui l’Italia si muove in controtendenza, ma per motivi tutt’altro che rassicuranti.
Coface ha compito un passo avanti nella gestione del rischio e nella compliance aziendale, annunciando la partnership con LSEG Risk Intelligence. L’obiettivo è quello di integrare la soluzione World-Check One nella piattaforma di Business Information di Coface, Urba360, offrendo così alle aziende uno strumento unico per combinare dati di rischio credito e analisi di compliance di livello internazionale.
Il 30 ottobre, a margine del vertice APEC in Corea del Sud, i presidenti Xi Jinping e Donald Trump si sono incontrati per la prima volta dal 2019, raggiungendo un’intesa che ha il sapore di una tregua tattica più che di un cambiamento strategico.