
I nuovi dazi proposti dagli Stati Uniti sui vascelli legati alla Cina potrebbero avere gravi ripercussioni sul commercio marittimo globale, con un impatto diretto sulle tariffe di trasporto, sulla congestione portuale e sui tempi di consegna.
Secondo un'analisi di Coface, queste misure rischiano di aggravare le già alte pressioni inflazionistiche, in un contesto caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche.
La proposta avanzata dal Rappresentante del Commercio degli Stati Uniti prevede dazi significativi sui vascelli cinesi e su quelli non cinesi costruiti in Cina, colpendo circa l'80% delle navi portacontainer che arrivano nei porti statunitensi. I costi aggiuntivi potrebbero essere trasferiti ai clienti, facendo lievitare le tariffe di trasporto, e causando congestioni nei principali porti, con effetti negativi sull'occupazione locale. Inoltre, l'aumento delle tariffe potrebbe alimentare ulteriormente l'inflazione globale, accentuando le difficoltà per gli esportatori statunitensi.
Questa mossa si inserisce in un contesto in cui la Cina domina la costruzione navale globale, con una quota di mercato che ha superato il 50%, contro la ridotta capacità della cantieristica americana. Le ripercussioni di queste misure potrebbero essere particolarmente dure, sia per le società di spedizioni che per le economie locali e globali, mantenendo elevate le tariffe di trasporto containerizzato e aumentando le difficoltà nei mercati internazionali.
Ernesto De Martinis, Ceo Regione Mediterraneo & Africa Coface, evidenzia che dalle proposte dell’amministrazione americana emerge come le tensioni commerciali possano amplificare le vulnerabilità economiche globali. “L'iniziativa USA dimostra che, nonostante i progressi fatti nella globalizzazione delle catene di valore, permangono spinte protezionistiche che possono rapidamente alterare gli equilibri commerciali internazionali. La capacità dei vettori marittimi di assorbire questi costi aggiuntivi sarà cruciale per evitare un ciclo di inflazione e rallentamento della crescita”.
Pietro Vargiu, Country manager Coface Italia, spiega che in un panorama globale già caratterizzato da incertezze geopolitiche e sfide nelle supply chain, “monitoriamo con particolare attenzione l'evoluzione di queste potenziali misure protezionistiche americane, che avrebbero ripercussioni dirette su molte aziende, anche italiane, operanti nel commercio internazionale. Il nostro impegno è fornire ai nostri clienti analisi dettagliate e strumenti efficaci per orientarsi in questo momento storico complesso, permettendo loro di adattare rapidamente le proprie strategie”.