
L’assicurazione inclusiva non riguarda soltanto la possibilità di acquistare una copertura, ma anche la capacità dell’assicurato di comprenderla e utilizzarla quando serve. È questa la prospettiva proposta in un’intervista pubblicata da L’Argus de L’Assurance a Ouçama Ganfoudi, direttore Marketing, Commercial & Data, IA di IRCEM, gruppo francese di protezione sociale dedicato ai lavoratori e ai datori di lavoro dei servizi alla persona.
Il tema parte dalla necessità di superare una concezione della protezione sociale basata esclusivamente sul rimborso o sull’indennizzo.
Salute, perdita dell’autonomia, assistenza a un familiare, interruzioni dell’attività lavorativa e pensionamento possono richiedere interventi diversi, che comprendono prevenzione, orientamento e accompagnamento.
Un altro elemento riguarda la semplicità delle coperture e delle procedure. Garanzie difficili da comprendere o procedure complesse possono limitare concretamente l’accesso alla protezione. Per questo, secondo Ganfoudi, dati e intelligenza artificiale possono essere utilizzati per comprendere meglio i bisogni e personalizzare i percorsi, mantenendo un ruolo centrale dell’intervento umano.
Il tema interessa anche la distribuzione assicurativa. Per gli intermediari, una maggiore attenzione ai percorsi di vita del cliente può tradursi in un rapporto che non si esaurisce nella sottoscrizione della polizza, ma comprende la verifica dei bisogni, l’orientamento tra le garanzie e l’accompagnamento nel momento in cui il rischio si manifesta.
L’esperienza descritta da IRCEM è riferita al sistema francese, ma pone una questione più ampia per il settore assicurativo: quanto una copertura sia realmente efficace dipende anche dalla sua accessibilità, dalla comprensione da parte del cliente e dalla capacità di intervenire prima che una situazione di fragilità diventi più complessa.