
Il mercato assicurativo britannico continua a mostrare un dinamismo occupazionale sostenuto, ma con un equilibrio sempre più fragile tra nuove assunzioni e capacità di trattenere le risorse.
È quanto emerge dall’ultima Broker Barometer survey di Aviva, che fotografa un settore ancora impegnato nella ricerca di personale, mentre si acuisce la difficoltà nel consolidare le competenze già presenti in azienda.
Il dato più immediato riguarda il reclutamento: il 72% dei broker assicurativi è attualmente impegnato in attività di hiring. Una quota elevata, seppure in lieve calo rispetto all’anno precedente, quando la flessione era stata più marcata. Più della metà degli operatori segnala un aumento delle esigenze di organico nell’ultimo anno, mentre la restante parte evidenzia una domanda stabile, segnale di un mercato del lavoro che non ha ancora trovato un punto di equilibrio.
Il vero elemento di discontinuità non riguarda più soltanto la capacità di attrarre candidati, quanto quella di trattenerli. La survey evidenzia infatti come lo sviluppo professionale sia diventato la principale leva di retention, indicata dal 50% degli intervistati, superando per la prima volta la tradizionale centralità di stipendi e benefit, fermi al 42%. Un cambiamento che riflette una trasformazione più profonda delle aspettative dei lavoratori nel settore assicurativo.
Michelle Taylor, broker distribution director di Aviva, ha sintetizzato il quadro con una lettura che rimanda alla natura stessa del comparto. “Le persone sono il cuore del brokeraggio e ciò che rende questa industria speciale. Sappiamo che i broker stanno affrontando condizioni difficili, ma come sempre guardano avanti, dando priorità allo sviluppo di lungo periodo dei talenti che sono centrali per il loro successo”.
Dietro la tensione occupazionale si muove però una dinamica strutturale più complessa. I dati del London Market Group (organismo rappresentativo del mercato assicurativo e riassicurativo londinese) indicano che la distribuzione anagrafica del settore si sta progressivamente polarizzando: i professionisti over 50 hanno raggiunto un peso equivalente a quello degli under 30.
Un equilibrio solo apparente, che in realtà segnala un rallentamento nel ricambio generazionale e una difficoltà crescente nell’attrarre nuove competenze.
Non sorprende quindi che oltre la metà dei broker segnali difficoltà nel reclutare profili sotto i 30 anni, anche in presenza di programmi di formazione strutturati. Il settore assicurativo sta affrontando una riduzione dei flussi in ingresso: nel 2025 le posizioni per neolaureati sono calate del 18% dopo una fase di crescita tra il 2020 e il 2022, mentre solo il 4% dei giovani dichiara interesse per una carriera nelle assicurazioni. Di conseguenza, l’87% dei broker considera la successione aziendale la priorità principale nell’attrazione dei talenti, seguita dall’introduzione di nuove competenze e idee, segnalando un tema di sostenibilità organizzativa oltre che di semplice recruiting.
La pressione è più forte nelle realtà locali, dove il 75% dei broker è attivamente alla ricerca di personale e il 57% è costretto a offrire salari più alti delle aspettative per chiudere le assunzioni, in un contesto di crescita delle vacancy tecniche e di risk management pari a circa l’11,4% su base annua secondo Vacancysoft. Parallelamente, aumenta la domanda di profili con competenze digitali e creative, richieste dal 43% dei recruiter, mentre automazione e intelligenza artificiale stanno ridefinendo i modelli operativi del settore.
Sul piano formativo si rafforzano i percorsi interni, come l’Aspire Apprenticeship framework del Chartered Insurance Institute, utilizzati per sviluppare competenze senza dipendere esclusivamente dal mercato esterno. In parallelo, la progressiva concentrazione del settore — con un calo del 46% dei broker retail regolati dalla Financial Conduct Authority tra il 2006 e il 2024 — ha ridotto gli spazi di ingresso e accelerato l’uscita di professionisti esperti.
Nel complesso emerge un mercato in trasformazione, in cui la competizione sui talenti si sposta sempre più su formazione, competenze tecnologiche e percorsi di crescita interna, più che sulla sola capacità di assunzione dall’esterno.