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Washington rafforza la strategia tariffaria: nuovi dazi e indagini in arrivo

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Mercoledì, 5 Agosto, 2026 - 11:17
Autore: Gillespie

Gli Stati Uniti sostituiscono il regime temporaneo di dazi con nuove tariffe comprese tra il 10% e il 12,5%, applicate a 60 Paesi che rappresentano il 99% delle importazioni statunitensi di beni. La decisione conferma la volontà di Washington di mantenere alta la pressione tariffaria e di preparare ulteriori misure, mentre prosegue il riassetto della propria politica commerciale.

Il passaggio dai dazi introdotti ai sensi della Section 122 alla nuova cornice della Section 301 non modifica in modo significativo il livello medio delle tariffe, ma rafforza la base giuridica a disposizione dell’amministrazione. La Section 301, già utilizzata in passato contro la Cina, offre infatti una struttura più solida rispetto al regime IEEPA, indebolito dall’assenza di un’autorizzazione esplicita all’introduzione di dazi. Resta comunque possibile che le imprese importatrici contestino la motivazione addotta da Washington, basata sull’assenza di controlli efficaci sul lavoro forzato nei Paesi coinvolti.

In questo quadro, l’evoluzione della strategia tariffaria statunitense appare tutt’altro che conclusa. È già in corso un’indagine ai sensi della Section 301 sulla sovraccapacità strutturale di 16 economie, tra cui Cina, Unione europea, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, India, Vietnam e Messico. Parallelamente, proseguono le indagini settoriali su aerospazio, droni, dispositivi medici, robotica, macchinari industriali, turbine eoliche, minerali critici e polisilicio. Tempistiche e impatto delle eventuali misure restano incerti, ma la moltiplicazione delle procedure conferma che la politica tariffaria americana è ancora in pieno movimento.

Il Canada rappresenta un esempio concreto della crescente pressione commerciale. Washington ha annunciato dazi del 50% su 20 miliardi di dollari di importazioni canadesi, pari al 5,2% delle esportazioni del Paese verso gli Stati Uniti, con entrata in vigore prevista per il 19 agosto 2026. Il provvedimento sembra inserirsi come leva negoziale nei colloqui nordamericani, con un impatto macroeconomico limitato ma un chiaro segnale politico.

In questo contesto, le imprese devono confrontarsi con un quadro tariffario più frammentato e difficile da prevedere. “Questa decisione non rappresenta un semplice rinnovo tecnico dei dazi esistenti. Dimostra soprattutto la volontà di Washington di trasformare un regime contestato in un quadro tariffario più stabile. Per le imprese, il messaggio è chiaro: il rischio di nuovi dazi statunitensi resta elevato, anche quando una misura è prossima alla scadenza”, ha osservato Marcos Carias, Economista Coface per il Nord America.

La prospettiva è condivisa anche sul fronte europeo. “Il rafforzamento della strategia tariffaria statunitense conferma che le imprese si trovano a operare in uno scenario commerciale sempre più frammentato e difficile da prevedere. Anche quando l’impatto immediato sul livello medio dei dazi appare contenuto, la moltiplicazione delle indagini e la possibilità di misure mirate aumentano l’incertezza per chi esporta negli Stati Uniti o dipende da filiere internazionali. In questo scenario, anticipare l’impatto delle nuove misure tariffarie e rafforzare la gestione del rischio sarà determinante per tutelare competitività, margini e solidità finanziaria”, ha dichiarato Pietro Vargiu, Country Manager Coface Italia.

Tag: 
Dazi USA

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