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Cineas: risparmiati in Abruzzo 423 mln di euro grazie al controllo dei risarcimenti

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Venerdì, 31 Gennaio, 2014 - 09:03
Autore: Gillespie

Risarcimenti più veloci ed equi per le vittime dei terremoti e contenimento della spesa pubblica. È l’obiettivo degli esperti riunitisi al Politecnico di Milano per fare il punto sul sistema di gestione delle calamità naturali e individuare modelli più efficienti. 

Presentando gli esiti del lavoro condotto in Abruzzo dai periti Cineas, il Consorzio universitario non profit co-fondato dal Politecnico di Milano, è stato evidenziato che su un totale di 19.716 pratiche, il 13,3% dei risarcimenti è stato stimato ‘non ammissibile’. Ciò significa che con un attento controllo economico delle pratiche di risarcimento lo Stato ha risparmiato circa 413 milioni di euro. Più o meno la somma che potrebbe impiegare per soddisfare gran parte delle richieste di risarcimento avanzate dopo l’alluvione in Sardegna.

L’esperienza è stata raccolta dal Consorzio nel libro Il terremoto dell’Aquila. Il modello innovativo di Cineas, anch’esso presentato al convegno, in cui si ripercorre l’iter che ha portato al coinvolgimento di Cineas e il lavoro svolto sul campo. Al convegno Cineas è stata inoltre presentata alle regioni italiane la proposta per un nuovo modello di gestione dei risarcimenti.

Nel corso del suo intervento, Roberto Manzato, direttore centrale vita, danni e servizi di Ania, ha ricordato che tra il 1986 e il 2009, per le attività di prevenzione strutturale, tra miglioramento e adeguamento, sono state investite somme pari un miliardo di euro, rispetto ai 3 miliardi e mezzo spesi per le riparazioni dei danni. Manzato ha poi sottolineato come il sistema italiano, in merito alle calamità naturali, sia ancora basato “su finanziamenti ad hoc deliberati successivamente all’evento catastrofale. Un modello insoddisfacente, perché storicamente i risarcimenti statali non hanno mai coperto il totale danni, ma percentuali tra il 50 e l’80%. Se l’offerta in questo settore da parte delle assicurazioni è decisamente vivace, occorre però che si crei una maggiore sensibilità alla prevenzione e copertura di questo tipo di rischio, anche in considerazione del fatto che i due terzi del patrimonio degli italiani sono nei beni immobiliari.

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