
Il quadro delineato dall’indagine Coface sui pagamenti aziendali in America Latina restituisce un sistema produttivo in cui la gestione del credito commerciale diventa sempre più centrale. Le imprese riducono i termini di pagamento nel tentativo di contenere il rischio, ma la dinamica dei ritardi continua a peggiorare, segnalando tensioni persistenti sulla liquidità.
Il dato più rilevante riguarda la diffusione dei ritardi, che coinvolgono il 79% delle aziende, in aumento rispetto all’anno precedente. In parallelo, i termini medi di pagamento si riducono a 56 giorni, contro i 59 del 2025, con una maggiore concentrazione di condizioni tra 0 e 30 giorni. Un irrigidimento che riflette un approccio più prudente alla gestione del credito, senza però riuscire a invertire la tendenza.
Sul piano geografico emergono differenze marcate. Brasile e Argentina registrano i termini medi più lunghi, pari a 66 giorni, mentre il Perù si distingue per i cicli più brevi, con 43 giorni. Anche la dinamica dei ritardi varia tra i Paesi, con il Perù sui livelli più contenuti a 24 giorni ed Ecuador su quelli più elevati, pari a 44 giorni.
Il quadro settoriale evidenzia ulteriori asimmetrie. Il comparto del legno si conferma il più restrittivo, con una media di 40 giorni e una gestione dei pagamenti concentrata entro 60 giorni. Diverso il comportamento nei settori automotive e farmaceutico, dove una quota significativa di transazioni supera i 90 giorni, rispettivamente il 25% e il 19%.
Nonostante la maggiore frequenza dei ritardi, la loro durata media si riduce a 33 giorni, rispetto ai 42 del 2025. Un segnale che rimanda a meccanismi di recupero crediti più rapidi, in un contesto però ancora caratterizzato da fragilità diffuse. Le principali cause individuate dalle imprese sono le difficoltà dei clienti, indicate dal 63%, seguite dalla debolezza della domanda al 29% e dalla concorrenza al 26%.
Il 2026 si apre con aspettative moderatamente positive. Quasi il 70% delle aziende prevede un miglioramento della performance, pur in presenza di rischi ancora rilevanti: rallentamento economico, tensioni geopolitiche, volatilità dei cambi e costi di finanziamento elevati restano fattori di attenzione.
In questo contesto si inserisce il commento di Pietro Vargiu, Country Manager Coface Italia, che ha dichiarato: “L’aumento dei ritardi nei pagamenti in America Latina conferma quanto la liquidità resti un fattore critico per la solidità delle imprese, soprattutto in un contesto caratterizzato da costi di finanziamento elevati, domanda fragile e forte pressione competitiva. La riduzione dei termini di pagamento evidenzia una maggiore prudenza da parte delle aziende, ma non elimina il rischio legato alla capacità dei clienti di rispettare le scadenze. Per le imprese che operano sui mercati internazionali, diventa quindi fondamentale adottare un approccio rigoroso alla gestione del credito, monitorare con attenzione l’affidabilità delle controparti e proteggere i flussi di cassa lungo l’intera catena del valore”.