
Il settore lattiero-caseario europeo sta attraversando una “tempesta perfetta” che rischia di far chiudere migliaia di stalle. La fine delle quote latte, l’embargo russo e la frenata dell’economia cinese hanno contribuito ad accentuare la sovrapproduzione europea e a fare scendere il prezzo pagato ai produttori, ormai arrivato a 35,4 centesimi al litro (secondo l’Ismea). Così molte stalle lavorano in perdita e rischiano la chiusura.
Ma andiamo con ordine. La fine delle quote latte, il cui funerale è stato celebrato il primo aprile 2015, ha eliminato quella restrizione che, nel bene e nel male, ha impedito agli allevatori di puntare a massimizzare la produzione. Una tendenza che, in una economia di mercato, porta ad un abbattimento dei prezzi di vendita. La fine delle quote avrebbe dovuto essere compensata da provvedimenti per un “soft landing”, un atterraggio morbido verso il libero mercato, che però non c'è stato.
“I prezzi in Europa stanno calando in maniera non sostenibile per i redditi degli agricoltori”, spiega Paolo De Castro, eurodeputato del Partito democratico nonché presidente della Commissione agricoltura a Strasburgo. “Lo avevamo detto al commissario Hogan chiedendo un intervento, ma ci aveva rassicurato dicendo che presto ci sarebbe stata una crescita dei prezzi. Una previsione che poi si è rivelata errata. Noi ora chiediamo al commissario di mettere in campo una proposta legislativa seria che renda possibile la gestione dei rischi dovuti alla volatilità dei mercati”.
“La Commissione non può intervenire sostituendosi al mercato – continua De Castro - ma dobbiamo trovare dei meccanismi che compensino gli agricoltori quando ci sono questi lunghi mesi di abbassamento del prezzo. Bisogna introdurre dei meccanismi, come dei fondi mutualistici o delle assicurazioni, che scattano quando il prezzo alla stalla è troppo basso”.