
I data centre stanno vivendo una trasformazione radicale: da strutture contenute si stanno evolvendo in veri e propri campus da miliardi di dollari, con complessità e densità operative senza precedenti. Lo evidenzia Lockton nel suo ultimo aggiornamento sul mercato, sottolineando come la rapida espansione e l’attenzione al risk engineering stiano creando un ambiente assicurativo sempre più favorevole agli acquirenti, pur con sfide notevoli.
Secondo il broker, la crescita di questi cluster ad alta densità genera anche zone grigie dove le polizze tradizionali rischiano di non coprire tutti i rischi. La perdita di ricavi legata a violazioni dei service-level agreement (SLA) resta un vuoto importante: le polizze property tradizionali scattano solo in caso di danno fisico. «Questo sta spingendo l’interesse verso soluzioni parametriche, che indennizzano in base al mancato raggiungimento di performance definite», spiega Lockton.
Un’altra criticità riguarda l’hardware AI e le GPU (Graphics Processing Unit,) di proprietà dei clienti, sempre più presenti nei data centre. La mancanza di chiarezza su chi sia responsabile in caso di danni può provocare dispute contrattuali, interruzioni della supply chain e impatti sulla comunità. «Definire chiaramente la responsabilità del rischio è fondamentale», sottolinea Lockton.
L’aumento della domanda di energia ha reso centrale per gli assicuratori valutare la resilienza delle forniture: collegamenti alla rete dual feed, carburanti alternativi e generazione onsite sono elementi chiave nei processi di underwriting. Lockton nota anche il divario crescente tra siti più datati, esposti a rischi attrizionali, e nuove strutture hyperscale, dove il rapido avanzamento tecnologico può rendere gli asset rapidamente obsoleti.
Le perdite nel settore restano prevalentemente attrizionali, causate da guasti agli impianti, problemi di raffreddamento o malfunzionamenti elettrici. Questi eventi, seppur singolarmente piccoli, accumulandosi modellano la percezione degli assicuratori riguardo alla disciplina operativa. Non sorprende che i costi di interruzione d’attività (BI) spesso superino quelli dei danni fisici, anche in caso di incidenti minori. La gestione della continuità operativa diventa quindi cruciale: ridondanza, tempi di recupero definiti e piani di risposta agli incidenti robusti sono ormai requisiti fondamentali.
In alcune aree, come il Regno Unito, emergono specificità locali che influenzano lo sviluppo dei progetti: nuove normative stanno per qualificare i data centre come “nationally significant infrastructure project” (NSIP), accelerando le approvazioni e riducendo i tempi di concessione. Tuttavia, ostacoli legali come i Rights of Light – che tutelano la luce naturale negli edifici residenziali vicini – possono bloccare i cantieri. Per questi rischi specifici, l’industria si affida sempre più a polizze assicurative su misura.
Guardando al futuro, Lockton prevede che il settore punterà sulla sostenibilità e sulla capacità di future-proofing. L’ottimizzazione tramite AI offrirà strumenti per ridurre i consumi energetici e prolungare la vita utile degli asset, mentre l’innovazione continua in hardware di calcolo sfiderà gli operatori a mantenere le strutture assicurabili nel lungo periodo.
I data centre rappresentano quindi un terreno di sfida globale per gli assicuratori: grandi capitali, tecnologia avanzata e rischi emergenti richiedono soluzioni flessibili, sofisticate e orientate al futuro, con specificità locali che vanno gestite caso per caso.