
L’indagine Eurispes dedicata a tecnologie digitali e salute mentale, condotta tra novembre e dicembre 2025 su un campione rappresentativo di 1.060 persone, restituisce un quadro complesso.
Il digitale è percepito come strumento ormai strutturale, ma per il 65,8% degli italiani il rapporto con le tecnologie presenta elementi problematici. La criticità è particolarmente evidente tra i giovani: il 41,9% dei 18-24enni e il 30,2% dei 25-34enni segnala difficoltà, mentre tra gli over 64 emerge la quota più alta di chi definisce il proprio rapporto “molto problematico”, pari al 10,2%.
La rilevazione, articolata in sei aree tematiche, mostra un uso intensivo degli strumenti digitali. Lo smartphone è utilizzato dal 94,3% degli intervistati e attraversa tutte le generazioni, mentre il computer evidenzia un forte divario anagrafico, passando dall’80,2% dei 18-24enni al 39,1% degli over 64. Nei giorni feriali il 24,1% supera le tre ore di utilizzo dello smartphone per svago, quota che sale al 52,4% tra i più giovani e al 60,5% nei festivi.
Sul fronte delle competenze, il 32,8% giudica scarse le proprie abilità digitali, con un picco del 67,3% tra gli over 64. La sicurezza percepita varia in base al compito: il 76,5% si sente sicuro nel comunicare con familiari e amici, ma solo il 45,6% nel riconoscere truffe e il 41,8% nella gestione della privacy. Il 41,4% dichiara di sentirsi sopraffatto dalla velocità del cambiamento tecnologico.
Le esperienze negative sono diffuse. Il 26% ha incontrato contenuti violenti o disturbanti, il 23,4% ha subito commenti offensivi e il 21,8% ha vissuto episodi di condivisione non autorizzata di foto o video. Tra i 18-24enni le percentuali aumentano sensibilmente, raggiungendo rispettivamente il 40,7%, 38,4% e 37,2%. Per chi ha vissuto tali episodi, l’impatto emotivo è rilevante: il 45,9% segnala effetti sul benessere e il 39,3% sull’autostima, con valori che tra i più giovani arrivano al 65,6% e al 59%.
Il tema dell’autoregolazione emerge con forza. Il 51,3% controlla le notifiche appena sveglio e la stessa quota verifica aggiornamenti anche senza avvisi. Il 26,6% ha tentato senza successo di ridurre l’uso del telefono, con valori oltre il 40% tra i 18-34enni. L’83,9% ha usato lo smartphone più a lungo del previsto almeno occasionalmente e il 65,3% ha provato ansia con la batteria scarica. Solo l’11,2% misura regolarmente il proprio tempo online, mentre il 35,9% non sa quantificarlo.
I social network restano centrali: il 79,6% è iscritto ad almeno una piattaforma, pur riconoscendo il loro ruolo nella diffusione di fake news (85,8%) e nel cyberbullismo (74,9%). Sul fronte professionale, il 48,2% svolge attività che richiedono un uso intensivo di dispositivi, il 77,3% controlla email o messaggi fuori orario e il 68,1% anche in ferie. Nei sei mesi precedenti la rilevazione, il 68,6% ha sperimentato sintomi di stress legati alle tecnologie professionali, con frequenza elevata per il 33,8%.
Nelle conclusioni, Eurispes osserva che la consapevolezza dei rischi non basta a modificare i comportamenti e richiama la necessità di maggiore trasparenza algoritmica, limiti alle pratiche persuasive, tutele rafforzate per minori e soggetti vulnerabili e responsabilità delle piattaforme sui sistemi di raccomandazione. Il 10,4% del campione ha cercato un aiuto professionale per problemi legati all’uso delle tecnologie, mentre il 20,8% ci ha pensato senza farlo.