
Il gas naturale torna sotto pressione. Secondo un’analisi di Coface, il prezzo europeo TTF ha superato il primo settembre i 70 euro per megawattora, mentre in Asia il GNL ha oltrepassato i 24 dollari per milione di BTU, raggiungendo in entrambi i mercati i livelli più alti degli ultimi cinque mesi.
A pesare sono soprattutto le difficoltà nelle esportazioni di GNL dal Golfo Persico, da cui transita circa il 20% del commercio mondiale. Il Qatar, che rappresenta circa il 90% dei volumi normalmente movimentati attraverso lo Stretto di Hormuz, ha mantenuto limitate le esportazioni dopo gli attacchi di luglio e i danni al polo di Ras Laffan. Edison ha segnalato cancellazioni delle forniture fino ai primi giorni di novembre.
La pressione sull’offerta arriva mentre la domanda di gas cresce per effetto delle alte temperature. In Europa, inoltre, la minore produzione nucleare e idroelettrica ha aumentato il ricorso alle centrali a gas. Le scorte europee erano al 65% a fine agosto, contro una media dell’82% nello stesso periodo degli ultimi dieci anni.
Europa e Asia devono quindi contendersi un numero più ristretto di carichi disponibili. Nel primo semestre 2026 il GNL statunitense ha rappresentato il 60% delle importazioni europee di gas liquefatto e oltre un quarto delle importazioni complessive di gas del continente.
Per Coface, un nuovo shock paragonabile a quello del 2022 resta poco probabile, ma il margine di sicurezza del mercato si è ridotto. Prezzi elevati e persistenti potrebbero aumentare la pressione sui costi e sui margini delle imprese più esposte al gas, soprattutto nei settori chimico, dei fertilizzanti, metallurgico e dei materiali da costruzione.