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Guida sotto l'effetto di droghe e lesioni stradali: la Cassazione annulla la condanna per mancanza di prove sull'alterazione al momento del fatto

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Martedì, 14 Aprile, 2026 - 09:41
Autore: Gillespie

Non basta un esame delle urine positivo alla cocaina per condannare un automobilista per lesioni stradali gravi aggravate dalla guida in stato di alterazione psicofisica da stupefacenti. Lo ha stabilito la Corte Suprema di Cassazione, Quarta Sezione Penale, con la sentenza n. 12779/2026, depositata il 7 aprile 2026 e redatta dal Consigliere estensore Francesco Luigi Branda sotto la presidenza di Salvatore Dovere.

 

Il provvedimento annulla con rinvio la sentenza della Corte d'Appello di Napoli del 18 novembre 2024, aprendo scenari rilevanti anche sul piano della responsabilità civile e delle coperture assicurative nei sinistri stradali con coinvolgimento di sostanze stupefacenti.

Il caso risale al 5 aprile 2018. Secondo la contestazione, l'imputato era alla guida di una Fiat Punto quando, in stato di alterazione psicofisica conseguente all'assunzione di cocaina, aveva invaso la corsia opposta, scontrandosi con un altro veicolo. La persona offesa aveva riportato lesioni personali guaribili in un tempo superiore ai quaranta giorni. Gli accertamenti tossicologici eseguiti tramite analisi delle urine avevano rilevato la presenza di metaboliti della cocaina. Il Tribunale di Torre Annunziata aveva condannato l'imputato; la Corte d'Appello di Napoli aveva parzialmente riformato la sentenza, rideterminando la pena in tre anni di reclusione e revocando le sanzioni accessorie della confisca dell'autovettura e della revoca della patente.

Davanti alla Suprema Corte, la difesa ha articolato quattro motivi di ricorso. I primi due — relativi al diniego della sospensione del procedimento con messa alla prova — sono stati dichiarati inammissibili. La Cassazione ha chiarito che la Corte territoriale aveva già fornito una motivazione logicamente sostenibile sulla prognosi negativa riguardo al comportamento futuro dell'imputato, valorizzando le gravi modalità della condotta e la natura altamente trasgressiva del soggetto. Il ricorrente, concentrando le proprie censure esclusivamente sul tema del risarcimento del danno, non aveva contestato nel merito questo passaggio argomentativo, determinando così l'inammissibilità dei motivi.

Ben diverso l'esito sui motivi terzo e quarto, giudicati fondati. Il nodo centrale riguarda la prova dello stato di alterazione psicofisica al momento della guida: un punto che ha implicazioni dirette anche per le compagnie assicurative chiamate a valutare la responsabilità del conducente e l'eventuale applicazione delle clausole di esclusione previste nelle polizze RCA e nei contratti di assicurazione sulla persona. La Cassazione ribadisce con chiarezza un principio già consolidato nella giurisprudenza di legittimità: la condotta tipica del reato previsto dall'art. 187 del Codice della Strada non consiste nel guidare dopo aver assunto stupefacenti, bensì nel guidare in stato di alterazione psicofisica determinato da tale assunzione. Si tratta di una distinzione che non è solo formale. Un esame tossicologico delle urine può risultare positivo anche se l'assunzione è avvenuta giorni prima, quando cioè l'imputato potrebbe non trovarsi affatto in uno stato di alterazione al momento del fatto.

La Cassazione ha annullato la sentenza d’appello per carenza di motivazione nella prova dello stato di alterazione del conducente.

La decisione impugnata aveva fondato l’accertamento su tre elementi (gravità dell’incidente, esito degli esami tossicologici e dichiarazioni della polizia giudiziaria), ma senza un adeguato supporto argomentativo. In particolare:

  • Il solo incidente non basta a dimostrare l’alterazione, se non accompagnato da una condotta di guida chiaramente anomala e non spiegabile altrimenti; nel caso concreto mancavano dettagli tecnici sulla dinamica e non erano state considerate possibili cause alternative, incluse le patologie dell’imputato. 
  • Gli esami tossicologici non sono sufficienti da soli a provare un’alterazione attuale alla guida, se non correlati a segni clinici osservati al momento del fatto; tale collegamento non era stato motivato. 
  • Le dichiarazioni della polizia giudiziaria erano state richiamate in modo generico, senza indicazione di specifici riscontri sintomatici. 

La Corte ha quindi disposto il rinvio per un nuovo giudizio, imponendo una valutazione più rigorosa e fondata su riscontri concreti tra dato biologico e condizioni effettive al momento del sinistro. In ambito assicurativo, la pronuncia ribadisce la necessità di una verifica tecnica più accurata prima di attribuire la responsabilità per guida sotto sostanze, distinguendo tra assunzione pregressa e reale alterazione alla guida.

Tag: 
Incidenti stradali
Sicurezza guida

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