
Il nuovo aggiornamento dell’Indicatore di Pericolosità Stradale (IPS), commissionato da CastiglianiGomme.it all’International Center for Social Research (ICSR), consegna un messaggio quasi inaspettato: la strada italiana, nonostante tutto, sembra aver imboccato una direzione più sicura.
È una notizia che arriva in un momento in cui la cronaca quotidiana ci ricorda quanto sia fragile il tessuto urbano, soprattutto nelle grandi città dove i dissesti e le buche sono diventati parte integrante del paesaggio.
Eppure i numeri preliminari dell’Istat per il 2025 raccontano un’altra storia: nel primo semestre dell’anno si registra una diminuzione dell’1,3% degli incidenti con lesioni (82.344 casi) e dell’1,2% dei feriti (111.090).
Il dato più significativo riguarda le vittime entro il trentesimo giorno, che calano del 6,8% (1.310 decessi). Un miglioramento che non è solo “statistico”, perché si conferma anche nel confronto con il 2019, anno di riferimento per il programma Road Safety Policy Framework 2021–2030 della Commissione Europea.
Nei primi sei mesi del 2025, infatti, i feriti diminuiscono del 5,0% e i decessi del 14,6%, con un calo ancora più marcato nelle strade urbane (-12,2%) e in quelle extraurbane (-12,4%).
Ed è proprio qui che il dato assume un peso diverso: le strade urbane, spesso le più critiche per condizioni e congestione, registrano un -8,4% delle vittime, mentre le extraurbane segnano un -7,1%. Sono numeri che suggeriscono una tendenza positiva, un miglioramento che sembra radicarsi non tanto in un singolo intervento, quanto in un complesso di fattori che includono prevenzione, controlli e attenzione alla manutenzione.
Il punto, però, è che questa cornice di progresso non cancella le criticità infrastrutturali. Lo sottolinea Roberto Castigliani, oggi alla guida del brand Castigliani Gomme, controllato dalla Pneucast Petroli: “Il quadro infrastrutturale delle grandi città italiane continua a presentare criticità evidenti, ma i dati più recenti sull'incidentalità raccontano una storia diversa, fatta di segnali incoraggianti e di un progressivo miglioramento delle condizioni di sicurezza complessive”. Proprio per questo, secondo Castigliani, non bisogna abbassare la guardia: “Le campagne di prevenzione, i controlli e l'attenzione crescente alla manutenzione dei veicoli e degli pneumatici stanno producendo risultati. Ma guai ad abbassare la guardia: infrastrutture fragili e strade dissestate restano un fattore di rischio che può vanificare i progressi raggiunti”.
La contraddizione, insomma, resta. Da un lato c’è una sicurezza in crescita; dall’altro, una rete stradale che in molte città continua a mostrare segni di cedimento.
E in questo senso, il caso più eclatante è Roma. La Capitale, secondo i dati raccolti spende ogni anno oltre 400 milioni di euro a causa di buche e dissesti.
Un quadro che viene descritto da Castigliani: “Asfalti troppo sottili, sampietrini posati alla "volemose bene", incuria: Roma continua a sprofondare”. Non è solo un’immagine evocativa: è anche la descrizione di un problema che, oltre a compromettere la sicurezza, produce un impatto diretto sui veicoli e sugli pneumatici. E Castigliani continua: “Le buche stradali non solo mettono a rischio la sicurezza, ma possono causare danni significativi ai veicoli e in particolare alle gomme. L'impatto con una buca può provocare deformazioni e lacerazioni negli pneumatici, compromettendo la tenuta di strada e aumentando il rischio di incidenti”.
In questa luce, il nuovo ranking 2026 dell’IPS appare come una fotografia che non ignora le difficoltà, ma che conferma un miglioramento complessivo.
Sul podio, infatti, restano Roma, Milano e Genova, ma con valori in discesa rispetto al 2025: Roma con un IPS di 367,72 (-18,35%), Milano con 260,75 (-19,45%) e Genova con 153,54 (-22,35%). Seguono poi Firenze (140,54, -18,05%), Torino (125,88, -23,79%) e Napoli (121,38, -4%), fino a completare la top ten con Bologna, Bergamo, Bari e Venezia.
Il messaggio che emerge è duplice. Da un lato, la riduzione degli incidenti e delle vittime dimostra che, anche senza una completa riqualificazione delle infrastrutture, intervenire è possibile e può fare la differenza. Dall’altro, il fatto che le grandi città continuino a dominare la classifica dei centri più pericolosi indica che la strada italiana ha ancora molto da fare, soprattutto dove il tessuto urbano è più vecchio, più trafficato e più segnato dal tempo.