
Tra la prima metà del 2024 e il primo semestre 2025, la struttura finanziaria complessiva delle aziende italiane mostra un rafforzamento con un incremento delle finanze di 69,6 miliardi di euro, pari al 2,7%, e un aumento ancora più sostenuto delle passività, salite a 178,8 miliardi (+3,6%), secondo l'analisi del Centro Studi di Unimpresa sui dati della Banca d'Italia.
Questi numeri evidenziano un chiaro cambiamento nelle scelte finanziarie: la liquidità diminuisce e l'uso di strumenti più dinamici aumenta.
Cash e conti correnti diminuiscono di 15,1 miliardi, altri depositi perdono 8,2 miliardi, per oltre 23 miliardi sottratti a depositi a basso rendimento. Contemporaneamente, gli investimenti finanziari aumentano, con un balzo di 20,7 miliardi (+21,1%) in obbligazioni e titoli di stato detenuti dalle aziende, e una forte espansione del capitale di rischio: le azioni aumentano di 63,5 miliardi (+6,8%) e i fondi comuni di investimento di 10,6 miliardi (+23,4%), mentre l'esposizione ai derivati diminuisce drasticamente, scendendo del 41%.
Il credito attivo rimane stabile, con variazioni contenute sia nel breve che nel medio-lungo termine, così come i conti operativi, segno di un riequilibrio che avviene senza tensioni nella gestione industriale.
Sul lato delle passività, il dato dominante è l’aumento del capitale proprio: le azioni al passivo crescono di 150,1 miliardi (+5,3%), rappresentando oltre l’80% dell’incremento complessivo, mentre il debito mostra una ricomposizione, con più prestiti a breve, meno finanziamenti di lungo periodo e un maggiore ricorso al mercato obbligazionario. In questo quadro, le passività assicurative aumentano solo marginalmente, confermando un ruolo di stabilizzazione più che di espansione.
“Nel complesso, i dati sulla struttura finanziaria delle imprese italiane nel 2025 restituiscono un quadro incoraggiante e maturo del nostro sistema produttivo”, osserva il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, sottolineando come la riduzione della liquidità, il rafforzamento del capitale proprio e la diminuzione del debito strutturale indichino imprese tornate a scelte orientate alla crescita. “È il segnale di una fiducia che si ricostruisce gradualmente, dopo anni complessi”, aggiunge Spadafora, richiamando la necessità di politiche economiche che sostengano la patrimonializzazione e colleghino il risparmio privato allo sviluppo dell’economia reale, affinché la maggiore solidità finanziaria si traduca in investimenti, occupazione e crescita duratura.