
Le trasformazioni dello scenario internazionale stanno modificando il modo in cui le aziende valutano i rischi e pianificano le proprie strategie. In questo contesto, la Political Risk Insurance - assicurazione contro i rischi politici - assume un ruolo sempre più rilevante come strumento di protezione per imprese esposte a instabilità geopolitiche, cambiamenti normativi e tensioni commerciali.
A richiamare l’attenzione sul tema è Andrea Costa, Thames Marine & Logistics UW – Insurance Agency Srl, che in un recente intervento sui suoi canali social ha condiviso alcune riflessioni prendendo spunto dal Political Risk Report 2026 di Marsh. “La Political Risk Insurance mi ha sempre affascinato. Ricordo molti anni fa un incontro con un sindacato Lloyd’s specializzato e fu amore a prima vista”, ha scritto Andrea Costa, sottolineando come oggi la comprensione delle dinamiche geopolitiche sia diventata una necessità strategica per il mondo assicurativo e imprenditoriale.
Secondo il report, uno degli elementi più rilevanti riguarda il divario tra la percezione dei cambiamenti globali e la pianificazione aziendale. Mentre i leader internazionali prevedono entro il 2035 una possibile evoluzione verso un ordine multipolare o maggiormente frammentato, molte imprese continuano a concentrarsi soprattutto sulle oscillazioni di breve periodo, con una prospettiva inferiore ai dodici mesi.
Un altro fattore di pressione riguarda il commercio internazionale. L’aumento delle barriere, degli interventi governativi e delle misure protezionistiche sta modificando le catene globali di approvvigionamento, spingendo le aziende a investire maggiormente in attività di compliance, controllo e tracciabilità. Secondo i dati citati nel report, i costi di adeguamento per il settore manifatturiero statunitense hanno registrato un incremento stimato in 71 miliardi di dollari.
L’analisi evidenzia inoltre come i rischi geopolitici non siano limitati ai principali scenari di crisi internazionale. Accanto ai conflitti più osservati a livello globale, come quelli legati a Russia-Ucraina, Medio Oriente e Taiwan, esistono tensioni regionali meno visibili ma potenzialmente in grado di generare impatti significativi sulle filiere produttive e commerciali.
Tra i temi individuati dal report figura anche il rischio di “fiscal dominance”, legato alla crescente pressione sui governi e sulle banche centrali derivante dall’aumento del debito pubblico nei Paesi del G7. In questo scenario, la sostenibilità finanziaria degli Stati potrebbe incidere sulle scelte di politica monetaria, con possibili conseguenze sui costi di finanziamento delle imprese.
Un ulteriore fronte riguarda le infrastrutture digitali. Data center, servizi cloud e comunicazioni satellitari vengono sempre più considerati asset strategici all’interno delle dinamiche geopolitiche globali, con un aumento dei controlli sulle esportazioni e degli strumenti di verifica sugli investimenti esteri.
In questo quadro, secondo Andrea Costa, soluzioni specialistiche come la Political Risk Insurance e la Trade Credit Insurance possono rappresentare strumenti di gestione del rischio capaci di supportare la continuità operativa delle imprese. “Soluzioni specialistiche come la Political Risk Insurance e la Trade Credit Insurance non sono semplici strumenti di trasferimento del rischio, ma leve per stabilizzare i flussi finanziari, sbloccare il capitale circolante e mantenere la flessibilità commerciale”, ha spiegato Andrea Costa.
La crescente complessità dello scenario internazionale porta quindi le imprese a integrare la gestione dei rischi geopolitici nei propri processi decisionali. La protezione assicurativa specializzata diventa così parte di una strategia più ampia per affrontare mercati caratterizzati da maggiore instabilità e interdipendenza.