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Rischio ambientale, in Italia oltre il 70% dei danni nasce da manutenzione carente ed errori umani

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Venerdì, 10 Luglio, 2026 - 08:01
Autore: Gillespie

A cinquant’anni dal disastro di Seveso, la prevenzione del rischio ambientale torna al centro dell’attenzione. Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Pool Ambiente, oltre sette sinistri ambientali su dieci in Italia sono riconducibili a carenze gestionali, manutenzione insufficiente ed errori umani, mentre gli eventi naturali eccezionali rappresentano una quota marginale.

L’analisi del consorzio di coassicurazione specializzato nei rischi di responsabilità ambientale, nato nel 1979 dopo l’incidente di Seveso, integra le rilevazioni statistiche ANIA con i dati tecnici sulla sinistrosità gestiti direttamente dal consorzio. Il quadro evidenzia che ogni anno in Italia si registrano tra 1.000 e 1.500 nuovi casi di contaminazione ambientale, di cui 500-900 riconducibili ad aziende che operano nel rispetto della normativa vigente.

Tra le principali cause dei danni ambientali emergono la corrosione delle strutture, che incide per il 40,8%, l’errore umano con il 17,1% e malfunzionamenti o guasti con l’11,2%. Gli eventi naturali straordinari rappresentano invece appena il 2,7% dei casi.

Le sorgenti di danno più frequenti sono serbatoi, vasche e condutture interrate, responsabili del 40,5% dei sinistri, seguite dalle aree di impianto, deposito e movimentazione, con il 22,8%. Incendi, scoppi ed esplosioni si fermano al 10,1%.

Il rapporto evidenzia anche un divario tra la percezione delle imprese e la reale frequenza degli eventi. Un’indagine condotta da Pool Ambiente nell’aprile 2026 su oltre 150 rappresentanti di diversi settori industriali mostra infatti che il 33% dei manager considera l’incendio il principale scenario di rischio, mentre i dati tecnici indicano come criticità più frequenti le perdite da serbatoi e infrastrutture interrate.

“A cinquant’anni dal disastro di Seveso, dobbiamo comprendere che la tutela dell’ambiente non è più solo una questione di adempimento burocratico, ma di gestione tecnica e culturale del rischio ambientale”, afferma Lisa Casali, divulgatrice scientifica e manager di Pool Ambiente.

Secondo Lisa Casali, manager di Pool Ambiente, la prevenzione deve concentrarsi su manutenzione predittiva, formazione del personale e analisi preventiva degli scenari di rischio. “La prevenzione del danno ambientale passa prima di tutto da una strategia di manutenzione predittiva e da una formazione strutturata del personale, non da interventi difensivi contro eventi eccezionali”, sottolinea.

Un tema particolarmente rilevante riguarda l’età delle infrastrutture industriali. Gli studi sulla vita media dei serbatoi indicano un valore di circa 23 anni e una parte significativa degli impianti installati in Italia ha già superato o si avvicina a questa soglia. Tra gli interventi indicati dagli esperti figurano la trasformazione dei serbatoi a doppia parete, il relining delle tubazioni e la sostituzione delle strutture più obsolete.

Nonostante l’impatto economico potenziale, in oltre il 99% degli incidenti ambientali manca una copertura assicurativa per le spese di bonifica e ripristino. Una situazione che può incidere sulla continuità operativa delle imprese, sulle finanze pubbliche e sulla tutela dei territori coinvolti.

Tra gli strumenti individuati per rafforzare la prevenzione figura la Prassi di Riferimento UNI 107:2021 «Ambiente Protetto», sviluppata presso UNI - Ente Italiano di Normazione - con il contributo di esperti di rischio ambientale. La norma definisce buone pratiche per impianti, personale e organizzazione aziendale, con l’obiettivo di ridurre la probabilità e l’intensità dei danni agli ecosistemi.

“Strumenti come la Prassi di Riferimento UNI 107:2021 offrono un percorso oggettivo che trasforma la prevenzione in un vantaggio reputazionale e in un indicatore ESG misurabile per investitori e stakeholder, riducendo fino al 73% la probabilità di danno ambientale”, prosegue Lisa Casali, divulgatrice scientifica e manager di Pool Ambiente.

Secondo Pool Ambiente, tra gli errori più frequenti nella gestione del rischio ambientale rientrano la mancata mappatura dei rischi, l’assenza di misure preventive e di mitigazione, una manutenzione esclusivamente reattiva, la formazione insufficiente del personale, la mancanza di piani di pronto intervento e l’assenza di una copertura assicurativa ambientale dedicata.

Proprio quest’ultimo aspetto rappresenta un elemento critico per molte imprese. Le polizze di responsabilità civile generale, infatti, non sostituiscono una copertura specifica per il rischio ambientale, poiché possono escludere fenomeni di inquinamento graduale e i costi di bonifica sul sito dell’azienda.

La gestione del rischio ambientale richiede quindi un approccio strutturato, basato su prevenzione, controllo degli impianti e strumenti assicurativi adeguati. A cinquant’anni da Seveso, la sfida resta quella di trasformare la sicurezza ambientale da obbligo formale a elemento strategico della gestione d’impresa.

Tag: 
Rischi ambientali
Pool Ambiente

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