
Per la prima volta in Italia, un incidente avvenuto durante lo smart working è stato riconosciuto come infortunio sul lavoro.
La protagonista è una sessantenne dipendente del dipartimento giuridico dell’Università di Padova che, l’8 aprile 2022, mentre partecipava a una riunione su Zoom, si è alzata dalla scrivania per recuperare dei documenti e, nel breve tragitto in casa, è caduta rompendosi la caviglia in due punti. La caduta ha comportato un ricovero ospedaliero, un intervento chirurgico e una prognosi di 137 giorni.
Inizialmente l’Inail aveva riconosciuto l’episodio come indennizzabile, ma successivamente ha escluso la natura di infortunio sul lavoro, classificandolo come incidente domestico, costringendo la lavoratrice a sostenere di tasca propria le spese mediche, le medicazioni e persino il noleggio di una sedia a rotelle. A quel punto, la donna si è rivolta al sindacato Fgu Gilda Unams e, con l’assistenza degli avvocati Luca Scarso e Carmela Furian, ha presentato ricorso al tribunale di Padova.
L’8 maggio 2025 il giudice del lavoro Maurizio Pascali ha emesso una sentenza storica: "L’incidente è da considerarsi infortunio sul lavoro anche se avvenuto in smart working", ha stabilito il magistrato, riconoscendo un’invalidità permanente del 9% e ordinando il rimborso delle spese mediche private per un totale di 1.284 euro. Una decisione che segna una svolta nel panorama giuridico italiano e apre la strada a una maggiore tutela dei lavoratori agili.
Andrea Berto, segretario della Fgu Gilda Unams, ha commentato: "Un grande successo per la nostra lavoratrice, per i nostri avvocati e per il nostro sindacato, e una nuova battaglia vinta per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori". La sentenza del tribunale di Padova rappresenta così un importante precedente, stabilendo che il lavoro da remoto non esonera l’azienda dalla responsabilità per gli infortuni e che le spese mediche sostenute dai lavoratori in tali circostanze devono poter essere rimborsate. Questo caso segna un punto di svolta nel concetto di sicurezza sul lavoro, ampliando i confini della responsabilità e confermando che anche l’ambiente domestico, quando diventa luogo di lavoro, rientra nella sfera di tutela assicurativa e legale.