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Tempeste convettive, il rischio più caro del secolo: l’analisi di Aon

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Venerdì, 23 Gennaio, 2026 - 09:19
Autore: Gillespie

L’ultimo rapporto di Aon sul clima e le catastrofi del 2026 disegna un quadro in cui le severe convective storms, quelle tempeste violente che si sviluppano rapidamente e spesso senza troppa preavviso, sono diventate il pericolo assicurato più costoso del XXI secolo, superando i cicloni tropicali.

Non è un dettaglio da poco: le perdite economiche totali nel 2025 sono state stimate in 260 miliardi di dollari, cioè il 23% in meno della media del secolo e il livello più basso dal 2015, ma proprio questa apparente calma nasconde una realtà più complicata, perché le perdite assicurate hanno raggiunto 127 miliardi, il 27% sopra la media di lungo periodo. E qui sta il punto: anche in un anno con pericoli complessivi sotto la media, la concentrazione e la gravità di alcuni eventi possono cambiare completamente il bilancio globale, come Aon stessa osserva nel report. “Sotto questa superficie più tranquilla, l’anno ha raccontato una storia molto diversa”, avverte la società, richiamando l’attenzione sulla natura disomogenea dei rischi e sulla loro capacità di concentrare danni enormi in pochi episodi.

A confermare che il trend non è un caso, il Ceo di Aon, Greg Case, sottolinea come le esposizioni meteorologiche stiano crescendo: “Le perdite assicurate sono diminuite leggermente rispetto al 2024, ma la tendenza di lungo periodo è chiara: le esposizioni legate al clima stanno aumentando”. E non è solo questione di numeri: il 2025 è stato il sesto anno consecutivo in cui i pagamenti assicurativi hanno superato i 100 miliardi di dollari, una soglia che ormai sembra diventata una sorta di nuova normalità. 

Nel corso dell’anno, inoltre, la fase più attiva si è concentrata nella prima metà, mentre nel terzo trimestre le perdite da catastrofi sono state contenute e nel quarto trimestre sono risultate circa il 25% sotto la media, grazie anche alla mancanza di uragani che abbiano toccato terra negli Stati Uniti e a una pausa nell’attività atlantica proprio nel picco stagionale.

Il report evidenzia poi un fenomeno che può suonare paradossale: la protezione assicurativa globale è migliorata, con un gap assicurativo sceso al 51%, il livello più basso mai registrato. Ma questa riduzione è dovuta soprattutto al peso degli Stati Uniti, che hanno coperto l’81% delle perdite assicurate globali, grazie a una penetrazione assicurativa elevata. In molte altre regioni, soprattutto nei mercati emergenti, oltre la metà delle perdite economiche rimane senza copertura, e il report sottolinea come il divario rimanga una sfida centrale.

Tra i dati più rilevanti, le severe convective storms hanno causato 61 miliardi di dollari di perdite assicurate nel 2025, il terzo valore più alto mai registrato per questo pericolo. Inoltre, si sono verificati 30 eventi con perdite assicurate superiori a 1 miliardo, ben al di sopra della media storica di 17, a testimonianza dell’effetto accumulo di catastrofi di dimensione media sempre più frequenti. E sono stati quasi 50 gli eventi con perdite economiche superiori a 1 miliardo (49), sopra la media di lungo periodo. 

Gli incendi in California (Palisades e Eaton Fires) sono stati i più costosi mai registrati, con 58 miliardi di perdite economiche e 41 miliardi assicurati, mentre le morti globali per eventi naturali sono state 42.000, soprattutto per terremoti e ondate di calore, ma in calo del 45% rispetto alla media del secolo. 

Il report evidenzia anche l’importanza crescente delle soluzioni alternative di trasferimento del rischio: per l’uragano Melissa il governo giamaicano ha ottenuto oltre 650 milioni di dollari in meno di due mesi grazie a strumenti parametrici come il fondo assicurativo regionale CCRIF (Caribbean Catastrophe Risk Insurance Facility) e un cat bond sostenuto dalla Banca Mondiale, mostrando come i prodotti parametrici possano garantire liquidità rapida quando serve. Greg Casesottolinea che “un approccio guidato dai dati non solo migliora la resilienza, ma aiuta anche a mantenere le imprese competitive”, mentre Michal Lorinc, head of Aon’s catastrophe insight, ricorda che “la resilienza oggi deve essere sia fisica sia finanziaria”, invitando a integrare adattamento, analytics predittivi e strategie cross-funzionali. 

Tag: 
Aon
Rischi climatici

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