
Tempi lunghi per la Web Tax, la tassa europea sui profitti dei colossi digitali come Google, Amazon, Facebook ma anche gruppi di calibro medio alto. La discussione informale tra i ministri finanziari riuniti per l'Ecofin non ha prodotto risultati, d’altronde nessuno si aspettava mezze rivoluzioni. Da quando il nuovo governo tedesco ha messo il freno, preoccupato per eventuali ritorsioni americane sull’industria automobilistica tedesca.
il negoziato si è di fatto inceppato. Il ministro francese Bruno Le Maire ha cercato di trovare una soluzione di compromesso. Si tratta della cosiddetta “sunset clause”: in sostanza, una volta che ci sarà una decisione sulla tassazione dei gruppi digitali a livello internazionale nel quadro dell’Ocse, quella soluzione sostituirà la tassa europea. La reazione del ministro tedesco Olaf Scholz è stata alquanto fredda: “E’ necessario altro tempo per discutere”. Berlino insiste nel dire di non aver messo la retromarcia: una decisione entro l’anno sulla Web Tax fa parte dell'accordo Macron-Merkel. In merito alla Web Tax Austria, Francia e Italia sono allineate: una tassazione più equa delle aziende digitali deve diventare legge entro la fine dell’anno. L’Austria, presidente di turno dell’Unione europea, ha fatto della web tax una delle priorità del semestre e intende portare avanti lo schema proposto dalla Commissione europea a marzo, accantonando, almeno per ora quello ipotizzato dall’Europarlamento ad agosto.
A tirare il freno sono paesi come Malta, Irlanda, Olanda e Lussemburgo, che hanno offerto ai colossi digitali aliquote molto vantaggiose e temono uno svantaggio fiscale rispetto a paesi extra-Ue, ma la principale incognita è la posizione della Germania: il ministro delle Finanze Olaf Scholz, finora favorevole alla tassa sulle Internet companies, starebbe pronto al passo indietro, ha scritto il quotidiano tedesco Bild citando documenti interni al dicastero.