Medio Oriente
Le festività del 25 aprile e del 1 maggio 2026 arrivano in un contesto internazionale segnato dalle tensioni legate al conflitto in Iran, con effetti diretti anche sulle abitudini di viaggio degli italiani. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research, sono 13,5 milioni le persone che hanno modificato i propri programmi: 8,1 milioni hanno rinunciato a partire, mentre 5,4 milioni hanno cambiato destinazione pur senza rinunciare alla vacanza.
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno contribuendo a rafforzare il rischio cyber a livello globale, ma il mercato delle assicurazioni informatiche continua a muoversi in una fase di “soft market”, caratterizzata da crescita moderata dei premi e ampia capacità disponibile. È quanto emerge da un’analisi di Morningstar DBRS, che evidenzia come la dinamica attuale del settore resti stabile, almeno in assenza di eventi di perdita sistemica rilevante.
La crescita di sinistri legati a eventi bellici al di fuori delle tradizionali aree ad alto rischio sta spingendo il mercato assicurativo marittimo a riconsiderare profondamente l’impostazione delle coperture. Il segnale arriva dal settore underwriting, dove si registra una crescente preoccupazione per un approccio ancora troppo legato al prezzo e poco attento alla reale estensione delle polizze.
La crisi in Medio Oriente presenta un conto sempre più salato per il trasporto aereo mondiale, con effetti che si propagano lungo tutta la filiera, dal carburante alle tariffe, fino alla sostenibilità economica dei vettori. L’analisi diffusa da Coface fotografa un sistema sotto stress, dove la dimensione energetica si intreccia con quella geopolitica e assicurativa, ridefinendo gli equilibri del settore.
Le tensioni persistenti in Medio Oriente stanno ridefinendo in profondità gli equilibri del settore aeronautico, mettendo in evidenza una crescente interdipendenza tra rischio geopolitico, resilienza operativa e strumenti assicurativi. A fare il quadro della situazione per Reinsurance News è Stephen Rudman, Head of Marine e Regional Aviation Lead for Asia di Aon, che analizza un contesto sempre più complesso per i vettori, in particolare nell’area asiatica.
La tregua di due settimane tra Stati Uniti, Israele e Iran, accompagnata dalla riapertura dello Stretto di Hormuz, ha subito un impatto positivo sui mercati energetici, con il Brent sotto i 95 dollari al barile e il gas europeo ad Amsterdam sotto i 45 euro/MWh, grazie alla riduzione del premio geopolitico accumulato nelle settimane precedenti.
Il rinnovo del taglio sulle accise torna al centro dell’attenzione mentre si attende il decreto del Governo: secondo le stime diffuse da Facile.it, in assenza della proroga gli italiani potrebbero sostenere nel solo mese di aprile un aggravio complessivo di circa 880 milioni di euro rispetto alla spesa registrata a febbraio, prima dell’escalation dei prezzi legata al conflitto.
L’agenzia di rating Moody's segnala che “un’interruzione prolungata nello Stretto di Hormuz potrebbe spingere i prezzi del gas in Europa ben al di sopra degli attuali livelli a termine, fino a superare potenzialmente i 100 euro per megawattora”, un livello che non si vedeva dalla crisi energetica del 2022, quando il TTF raggiunse i 345 euro ad agosto.
L’escalation militare in Medio Oriente sta producendo effetti immediati e profondi sui mercati delle materie prime, riaprendo uno scenario di forte instabilità lungo le principali catene di approvvigionamento globali.
L’amministrazione statunitense sta esplorando l’ipotesi di legare la protezione navale nello Stretto di Hormuz a un programma assicurativo gestito dal governo, secondo fonti vicine alle discussioni.
Con l’esplosione del conflitto in Iran, i prezzi della benzina e del diesel hanno registrato incrementi significativi in tutta Europa. Tuttavia, l’Italia si distingue per aumenti contenuti rispetto a molti Paesi dell’Eurozona.
Il conflitto in Medio Oriente sta mettendo sotto pressione il settore delle assicurazioni specializzate, ma secondo la società di rating Moody’s, le perdite rimarrebbero gestibili per gli assicuratori più grandi e diversificati, a patto che le ostilità siano di breve durata.
Il conflitto in Medio Oriente sta già producendo effetti tangibili nel settore assicurativo globale. Secondo quanto riportato da Reinsurance News, diversi esperti del gruppo di brokeraggio assicurativo internazionale Aon osservano una rivalutazione del rischio quasi in tempo reale, con mercati assicurativi che stanno adeguando prezzi e condizioni mentre gli eventi geopolitici continuano a evolversi.
L’escalation del conflitto in Medio Oriente, con attacchi e rappresaglie che hanno coinvolto Iran, Israele, Iraq, Giordania, Cipro e diversi Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo, sta generando crescenti preoccupazioni nel settore della riassicurazione. Tuttavia, secondo Standard & Poor's, la solidità patrimoniale delle compagnie appare sufficiente a contenere l’impatto sul merito di credito.
Le tensioni del Medio Oriente non hanno ancora prodotto effetti particolarmente gravi per i nostri scambi commerciali. Secondo un’analisi della CGIA di Mestre, tra i primi due mesi del 2023 e lo stesso periodo di quest’anno, il numero di navi mercantili (cargo e cisterna) in arrivo nei porti italiani è diminuito di 169 unità (pari a -3,6% del totale arrivi).