
Tra il 2020 e il 2025 più della metà dei lavoratori italiani, il 51%, non è riuscita a recuperare l’inflazione cumulata del periodo, pari al 18%, registrando una perdita reale di potere d’acquisto. È il quadro delineato dal rapporto Acli-Iref “Un’Italia stabilmente fragile”, basato su circa quattro milioni di dichiarazioni fiscali 730 e su un’analisi estesa a sei anni, dal periodo pre-pandemico fino al 2025.
Il dato principale evidenzia una dinamica di stagnazione salariale che non ha accompagnato l’aumento dell’attività lavorativa. In molti casi, lavorare di più non si è tradotto in una maggiore sicurezza economica. A conferma di questa rigidità, il 66,1% dei lavoratori che nel 2020 si trovava nella fascia di reddito più bassa risulta ancora nella stessa condizione nel 2025, segnalando una scarsa mobilità sociale.
Il report evidenzia anche una crescente diffusione del lavoro multiplo: circa il 23% dei lavoratori ha più di un datore di lavoro, ma continua a percepire redditi inferiori rispetto ai lavoratori con occupazione stabile, con un divario medio superiore ai 10.000 euro annui. Una condizione che riflette fragilità strutturali del mercato del lavoro, più che semplici dinamiche congiunturali.
Le difficoltà economiche si riflettono anche sulle condizioni abitative. Tra chi vive in affitto, il reddito mediano risulta inferiore del 23% rispetto ai proprietari di casa, con valori pari a 20.526 euro contro 26.680. In questo segmento la precarietà lavorativa è più diffusa: circa un affittuario su quattro ha un contratto intermittente o instabile, a fronte di poco più del 4% nella popolazione complessiva.
L’impatto si estende anche alla dimensione familiare. Il 38% delle famiglie con figli e almeno un lavoratore dipendente non sostiene alcuna spesa per istruzione o attività sportive, una quota che sale al 66,5% nei nuclei a reddito più basso.
Nel complesso, il rapporto Acli-Iref descrive un sistema caratterizzato da bassa mobilità economica e da una crescente difficoltà nel tradurre il lavoro in miglioramento delle condizioni di vita, con effetti che si concentrano soprattutto sulle fasce più vulnerabili della popolazione attiva.