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Catastrofi naturali, Munich Re: perdite globali per 112 miliardi di dollari nel primo semestre 2026

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Lunedì, 3 Agosto, 2026 - 09:31
Autore: Gillespie

Le catastrofi naturali continuano a generare impatti economici rilevanti a livello mondiale, pur con un bilancio leggermente inferiore alla media dell’ultimo decennio. Secondo il rapporto di Munich Re sul primo semestre del 2026, le perdite complessive hanno sfiorato i 112 miliardi di dollari, mentre quelle assicurate si sono fermate a 44 miliardi. Ne deriva un gap assicurativo del 60%, segnale di una protezione ancora insufficiente rispetto ai danni provocati dagli eventi estremi.

Per Paolo Ghirri, CEO di Munich Re Italia, il quadro conferma la necessità di rafforzare la resilienza del sistema Paese. “I dati appena pubblicati da Munich Re confermano che le catastrofi naturali rappresentano ormai una tendenza con cui dovremo convivere sempre di più nei prossimi anni. Proprio per questo credo che l’Italia stia andando nella direzione giusta. Un percorso che oggi parte dalla copertura obbligatoria delle imprese e che, nel prossimo futuro, dovrà estendersi a soluzioni capaci di offrire una maggiore protezione anche in ambito residenziale, facendo, inoltre, leva su una collaborazione tra pubblico e privato. È una sfida che richiede una visione condivisa e la capacità di trasformare la consapevolezza del rischio in soluzioni concrete”.

L’evento più devastante dei primi sei mesi dell’anno è stato il doppio terremoto che il 24 giugno ha colpito il Venezuela. Due scosse di magnitudo 7,2 e 7,5, registrate a pochi minuti di distanza nei pressi di Morón, circa 200 chilometri a ovest di Caracas, hanno causato migliaia di vittime. Secondo le stime preliminari, i danni economici ammontano a circa 30 miliardi di dollari, mentre le perdite assicurate sono inferiori a 1 miliardo. L’US Geological Survey lo considera il sisma più potente registrato nell’area dal 1900.

Per il settore assicurativo, la principale fonte di perdite è stata rappresentata dai violenti temporali negli Stati Uniti. I danni economici sono stati stimati in circa 30 miliardi di dollari, di cui 22 miliardi coperti dalle assicurazioni. Pur restando inferiori ai valori medi degli ultimi dieci anni, questi eventi confermano come tornado e grandinate continuino a incidere in modo significativo sui bilanci delle compagnie.

Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sulle ondate di calore eccezionali che hanno interessato Nord America ed Europa. In numerose località sono stati superati i precedenti record di temperatura. A Möckern, nella Germania orientale, sono stati registrati 41,8 °C, 0,6 °C oltre il precedente primato nazionale. Gli studi citati da Munich Re evidenziano un chiaro legame con il cambiamento climatico. Per l’Europa, una ricerca stima che la più recente ondata di calore sarebbe stata di circa 3,5 °C più fresca se si fosse verificata cinquant’anni fa, mentre un altro studio conclude che le condizioni di caldo estremo registrate negli Stati Uniti sarebbero state praticamente impossibili senza il riscaldamento globale.

Le conseguenze non riguardano soltanto la salute delle persone. Le ondate di calore incidono sulla produttività del lavoro, provocano rallentamenti produttivi, danni alle infrastrutture, interruzioni dei trasporti e raccolti meno abbondanti. Uno studio dell’OCSE, basato sui dati di 23 economie avanzate, stima che dieci giorni aggiuntivi con temperature superiori a 35 °C riducano in media dello 0,3% la produttività annuale del lavoro, con un impatto paragonabile a un aumento del 5% dei prezzi dell’energia.

Lo sguardo è ora rivolto alla seconda metà dell’anno. Le previsioni indicano infatti la possibile formazione di un Super El Niño, destinato ad amplificare ulteriormente gli effetti del cambiamento climatico. Il fenomeno potrebbe aumentare il rischio di siccità e incendi boschivi in Australia, America Centrale e Africa sud-occidentale, mentre in alcune aree del Brasile, del Sud America e degli Stati Uniti sud-occidentali favorirebbe precipitazioni intense e inondazioni improvvise. El Niño tende inoltre a ridurre l’attività degli uragani nell’Atlantico settentrionale, intensificando però quella dei cicloni tropicali nel Pacifico.

Tobias Grimm, capo scienziato climatico di Munich Re, sottolinea la portata dello scenario che si sta delineando: “È una combinazione pericolosa: mentre il riscaldamento globale continua, il mondo si sta anche dirigendo verso un Super El Niño, che farà salire ulteriormente le temperature. Gli effetti si faranno probabilmente sentire in modo evidente nella seconda metà dell’anno. Adottare precauzioni tempestive salva vite umane e limita i danni economici causati dalle catastrofi”.

In Europa, oltre alle ondate di calore, il semestre è stato segnato da una serie di violente tempeste invernali. Tra queste, Kristin ha colpito con particolare intensità Portogallo e Spagna, con raffiche fino a 170 chilometri orari e danni stimati in circa 7,7 miliardi di dollari, di cui 1,8 miliardi assicurati. Nel complesso, le nove tempeste registrate nei primi mesi del 2026 hanno rappresentato circa l’80% delle perdite economiche e il 70% di quelle assicurate provocate dai disastri naturali in Europa. Le perdite complessive del continente hanno raggiunto circa 22 miliardi di dollari, mentre quelle assicurate hanno superato i 7 miliardi, entrambe superiori alla media degli ultimi dieci anni. Un quadro che conferma come la gestione del rischio e l’ampliamento della copertura assicurativa siano destinati a rivestire un ruolo sempre più centrale negli anni a venire.

Tag: 
Swiss Re
Catastrofi naturali

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