
La chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz ha immobilizzato oltre 1.200 navi con carichi per un valore stimato di 125 miliardi di dollari, confermando la vulnerabilità dei principali corridoi marittimi globali.
L’analisi del Financial Times ha riportato le stime diffuse da Allianz dopo più di cento giorni di blocco seguiti ai primi attacchi contro l’Iran di febbraio.
Secondo Justus Heinrich, responsabile dell’underwriting marine di Allianz, l’evento ha modificato in modo tangibile la percezione del rischio nei chokepoint strategici. «Parlavamo da anni di scenari di disastro realistici, ora ne abbiamo uno concreto», ha osservato, sottolineando come il settore assicurativo stia rivedendo i propri modelli di esposizione.
Prima del conflitto transitavano quotidianamente circa 135 navi e un quinto del petrolio e del gas mondiali. La chiusura ha scosso i mercati energetici, spingendo il greggio oltre i 100 dollari al barile. I dati dell’International Maritime Organization indicano che più di 40 navi sono state colpite da missili e che 14 marittimi hanno perso la vita, con i tanker tra le unità più esposte.
Il recente accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran ha favorito un ritorno graduale del traffico. Lloyd’s List Intelligence rileva che nella settimana conclusa il 21 giugno le navi in uscita dal Golfo sono salite a 69, contro le 24 della settimana precedente, il livello più alto dall’inizio della crisi. Tuttavia, operatori logistici e armatori ritengono che la ricerca di rotte alternative via Oman, Mar Rosso o collegamenti terrestri, diventerà strutturale.
Sul fronte assicurativo, Rahul Khanna, responsabile del marine risk consulting di Allianz, ha segnalato richieste di risarcimento per danni causati da droni e missili, oltre al rischio di perdite su farmaci e prodotti congelati deteriorati durante l’attesa. Il rapporto evidenzia inoltre la presenza di 20.000 marittimi ancora a bordo delle navi ferme. I casi di abbandono degli equipaggi hanno raggiunto un record nel 2025, superando quota 6.000. L’IMO stima che 11.000 marittimi vogliano lasciare l’area e ha attivato un corridoio di evacuazione in coordinamento con l’Oman.
La riapertura parziale dello Stretto non cancella le tensioni accumulate. Per assicuratori e operatori logistici, la crisi di Hormuz segna un punto di svolta nella gestione del rischio marittimo, destinato a incidere sulle strategie operative e sulle coperture dei prossimi anni.