
L'inasprimento delle tensioni in Medio Oriente e il protrarsi del conflitto tra Russia e Ucraina stanno alimentando nuove pressioni inflazionistiche, spingendo le banche centrali a mantenere una linea restrittiva sui tassi di interesse. È quanto emerge dall'ultimo aggiornamento di Coface, che ha rivisto le proprie valutazioni sul rischio Paese e su diversi settori economici.
Secondo il gruppo specializzato nell'assicurazione del credito, il conflitto in Medio Oriente potrebbe sottrarre circa 0,5 punti percentuali alla crescita mondiale nel 2026 e nel 2027. Dopo aver superato i 100 dollari al barile a settembre, i prezzi energetici continuano a pesare sull'attività economica, mentre l'aumento dei costi delle materie prime e dei trasporti alimenta le pressioni inflazionistiche.
Coface prevede una crescita globale del 2,5% nel 2026 e del 2,6% nel 2027, in un contesto caratterizzato da condizioni finanziarie più rigide e dall'aumento del costo del denaro.
Sul fronte del rischio Paese, la società ha declassato Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, ritenendo le economie dell'area particolarmente esposte alle conseguenze delle tensioni che interessano il Golfo e lo Stretto di Hormuz. Pressioni anche per il settore agroalimentare, declassato in diversi Paesi tra cui Francia, Austria e Polonia a causa degli eventi climatici estremi registrati durante l'estate.
“Il prolungarsi del conflitto in Medio Oriente riaccende il rischio di un nuovo shock inflazionistico globale”, ha dichiarato Jean Christophe Caffet, Chief Economist di Coface. “L'aumento dei costi dell'energia, delle materie prime e dei trasporti costringe le banche centrali a mantenere politiche monetarie restrittive”.
Anche le imprese risentono del contesto di elevata incertezza. “Le aziende assistono ora a un aumento del costo del denaro, che si riflette sulla loro capacità di finanziamento”, ha osservato Ernesto De Martinis, CEO Coface Mediterranean & Africa Region, evidenziando come l'interconnessione delle filiere globali amplifichi gli effetti delle crisi geopolitiche sull'economia reale.