
In Corea del Sud si riaccende il confronto sull’eventuale inclusione dei trattamenti contro la caduta dei capelli nella copertura dell’assicurazione sanitaria nazionale, con particolare attenzione ai giovani adulti. La discussione, ancora in fase di valutazione presso il Ministero della Salute e del Welfare, mette al centro sostenibilità del sistema e priorità di spesa pubblica.
Attualmente il servizio sanitario rimborsa solo le forme patologiche di alopecia, come l’alopecia areata e quella legata a dermatite seborroica, mentre restano escluse le forme ereditarie e quelle fisiologiche.
L’ipotesi allo studio riguarda l’estensione della copertura ai cittadini tra i 20 e i 34 anni, sulla base dell’impatto psicologico e sociale che la perdita dei capelli può avere in una fase di inserimento lavorativo e sociale. La decisione non è però imminente.
Jeong Eun-kyeong, ministro della Salute e del Welfare della Corea del Sud, ha chiarito che ogni eventuale intervento richiederà un ampio consenso sociale. “Esistono opinioni secondo cui il trattamento è necessario considerando il notevole impatto che la perdita dei capelli può avere sulla salute e sulla vita quotidiana dei giovani. Allo stesso tempo, vi sono posizioni secondo cui il sistema di assicurazione sanitaria nazionale dovrebbe concentrarsi principalmente sulle malattie gravi”, ha dichiarato.
Per raccogliere il parere pubblico, il governo prevede di inserire il tema nel programma di consultazione “Everyone’s Debate”, previsto a luglio.
Sul fronte politico, la proposta ha già generato critiche. Cheon Ha-ram, capogruppo del New Reform Party all’Assemblea Nazionale, ha sottolineato i rischi per l’equilibrio finanziario del sistema sanitario. “È lecito chiedersi se destinare il sostegno ai giovani tra i 20 e i 34 anni rappresenti una priorità appropriata”, ha affermato, richiamando le previsioni di un peggioramento del deficit del sistema sanitario nei prossimi anni.
Secondo le stime citate, il disavanzo potrebbe passare da circa 3,6 miliardi a 27,2 miliardi di euro entro il 2035, rafforzando la necessità di una selezione più rigorosa delle prestazioni coperte.
Il confronto resta aperto tra esigenze di sostenibilità finanziaria e riconoscimento dell’impatto sulla qualità della vita. Una decisione definitiva dipenderà dall’esito della consultazione pubblica e dal successivo orientamento politico del governo.