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Cresce l’interesse dei risparmiatori per i fondi di investimento; il mattone perde appeal

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Mercoledì, 6 Febbraio, 2013 - 06:05
Autore: Gillespie

Oculati sì, ma un po’ meno rigidi. I risparmiatori italiani, tra la fine del 2012 e l'inizio del 2013, hanno messo in atto dal punto di vista economico strategie un po’ meno rigorose per realizzare i propri progetti di vita, continuando a tagliare le spese superflue, riducendo meno le spese importanti e soprattutto mettendo da parte per risparmiare e magari per investire. È quanto emerge dalla terza rilevazione dell’Osservatorio ANIMA (la seconda risale a ottobre 2012), l’indagine realizzata da ANIMA Sgr, il maggior operatore indipendente del risparmio gestito italiano, in collaborazione con la società di ricerche di mercato GFK Eurisko.

Nonostante il clima di generale sfiducia lo studio ha registrato una sorta di stabilizzazione della “spending review” familiare. Entrando nei dettagli dell’indagine si assiste a una sorta di stabilizzazione delle indicazioni relative alla progettualità: il 56% dichiara di avere progetti per i prossimi mesi in linea con il dato di ottobre del 55% - in particolare sul sotto-campione degli italiani “investitori” (70% e a ottobre si parlava del 71%); e una quota consistente, vale a dire il 25%, ritiene di continuare a mettere soldi da parte per emergenze ed imprevisti. L’unica eccezione, forse complice l’introduzione dell’Imu, in controtendenza con le due prime indagini è rappresentata dall’appetito immobiliare, che è in significativa riduzione: dal 9% si passa al 5% e addirittura, dal 18 all’8% per gli investitori. Tuttavia la disponibilità a investire si fa nel tempo più tiepida: alla domanda “E se oggi avesse da investire quali prodotti sceglierebbe?” Il 16% ha risposto che non farebbe investimenti e il 22% che non ha soldi da investire, mentre scende dal 24% al 20% chi punterebbe sull'immobiliare. Non va comunque trascurato che, alla domanda “Quali fra le seguenti attività finanziarie pensa di intraprendere nel prossimo anno?”, il 51% ha risposto che intende risparmiare di più; il 26% vuole costruire una riserva per le emergenze e il 13% rivedere e ottimizzare il portafoglio investimenti, mentre il 5% ha intenzione di sottoscrivere un piano di accumulo.

In compenso, chi è già nel mondo degli investimenti ripeterebbe questa scelta magari rimodulando il portafoglio, guardando meno ai titoli di stato - dal 36% i risparmiatori affezionati ai titoli governativi italiani scendono al 22% - e più ai fondi comuni d’investimento - dal 2 si passa al 10% - e in particolare a obbligazioni e fondi obbligazionari (dal 12 al 16%). Non va trascurato anche che un 8% terrebbe i soldi in conto corrente e liquidità. Continua ad essere predominante, per il 49% del campione di riferimento, la ricerca di meccanismi di tutela del capitale investito - a riprova si conferma anche una forte sensibilità verso il rendimento garantito, dal 33 al 39% - ma ricomincia a crescere la ricerca di rendimenti elevati (dall’11 al 16%) e con un orientamento più spiccato al breve periodo. Inoltre chi ha già sperimentato gli investimenti afferma che nelle sue decisioni, oltre alle peculiarità legate al prodotto che restano determinanti per il 97%, presterebbe attenzione anche agli aspetti legati al servizio, quali la trasparenza e chiarezza delle informazioni e l’assistenza riservata. In ogni caso, i due parametri più importanti nelle scelte degli investitori restano la certezza del rendimento e la trasparenza insieme alla chiarezza sul prodotto in termini di caratteristiche e costi, rispettivamente per il 61% e il 56% del campione; seguono l’assistenza nella scelta da parte di un consulente (23%) e la notorietà del brand della società che gestirà i risparmi (11%). Prevale infine il pessimismo sul futuro dell’Europa: il 43% ha dichiarato che il Vecchio Continente retrocederà a causa della crisi attuale o di una nuova, il 42% si aspetta una fase di stallo e solo il 15% crede che farà passi in avanti.

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