
Il rischio cyber continua a rappresentare una delle principali minacce per il sistema bancario italiano. Secondo le stime di Energieering, nel corso del 2026 potrebbero verificarsi circa 650 attacchi informatici gravi, con un impatto economico complessivo vicino ai 300 milioni di euro tra frodi su bonifici, carte di pagamento e strumenti di moneta elettronica.
La previsione arriva dopo un 2025 caratterizzato da un nuovo record negativo: 507 attacchi gravi contro il settore bancario, in aumento del 42% rispetto ai 357 dell’anno precedente, secondo il Rapporto Clusit. Nello stesso periodo le frodi sui pagamenti digitali hanno raggiunto 246 milioni di euro, secondo i dati della Banca d’Italia.
Lo scenario sta però cambiando. Le banche hanno rafforzato le difese tecnologiche anche grazie all’applicazione della normativa europea DORA sulla resilienza operativa digitale, riducendo l’efficacia degli attacchi diretti alle infrastrutture. Parallelamente, i criminali informatici stanno spostando il bersaglio verso persone e processi, utilizzando tecniche di manipolazione sempre più sofisticate.
Tra le minacce in crescita figurano le frodi di ingegneria sociale, come la CEO fraud, e gli attacchi basati su deepfake vocali per imitare operatori bancari o persone conosciute dalle vittime. In alcuni casi, queste modalità hanno provocato perdite superiori ai 2 milioni di euro per singolo episodio.
“L’attaccante non cerca più soltanto una vulnerabilità tecnologica, ma quella umana”, afferma Claudio Fratocchi, CEO di Energieering, sottolineando come la sfida per il settore si stia spostando dalla protezione delle infrastrutture alla capacità di prevenire comportamenti e manipolazioni.
Il 2026 potrebbe quindi segnare una stabilizzazione degli attacchi tecnici contro i sistemi bancari, accompagnata da una crescita delle frodi basate sull’ingegneria sociale. Per gli istituti finanziari, formazione continua e consapevolezza delle persone diventano elementi centrali della strategia di sicurezza.