
L’ultima ondata di caldo ha trasformato molte città europee in spazi sospesi, con strade vuote, scuole chiuse ed eventi annullati. Un quadro che richiama i mesi della pandemia, ma con una causa diversa: temperature mai registrate prima in Francia, Regno Unito, Svizzera e Germania. Il fenomeno, ormai ricorrente, sta assumendo una dimensione economica sempre più rilevante.
Secondo Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING, «gli estremi di oggi rischiano di diventare la normalità di domani, con l’Europa colpita in pieno». Le sue parole arrivano mentre diversi ospedali dichiarano lo stato di emergenza per guasti ai sistemi di raffreddamento, infrastrutture critiche finiscono sotto pressione e due reattori nucleari francesi vengono fermati per mancanza di acqua di raffreddamento. Le conseguenze non si limitano alla salute pubblica: incidono direttamente sulla produttività e sulla continuità operativa.
Gli studi disponibili mostrano una tendenza chiara. Una ricerca del 2021 ha stimato perdite di produzione tra lo 0,3 e lo 0,5 per cento nei periodi più caldi, con punte oltre l’1 per cento nelle aree più esposte. A questi effetti si sommano i costi energetici, sanitari e infrastrutturali, oltre ai danni su trasporti, agricoltura e corsi d’acqua. L’impatto complessivo cresce e si stratifica.
Un documento dell’Università di Mannheim e della BCE, pubblicato lo scorso anno, ha quantificato le perdite economiche legate alle ondate di calore, alla siccità e alle inondazioni dell’estate 2025: circa lo 0,3 per cento della produzione europea. La stima potrebbe salire fino allo 0,8 per cento entro il 2029, considerando la minore produttività, le interruzioni delle catene di approvvigionamento e il calo dei ricavi turistici. La BCE ha inoltre valutato che caldo e siccità potrebbero aggiungere tra 0,4 e 0,9 punti percentuali all’inflazione alimentare, con un effetto destinato a raddoppiare nei prossimi decenni.
Il Nord Europa non è più un osservatore distante. La Germania, in particolare, figura al terzo posto tra le economie europee per perdite cumulative legate al caldo entro il 2030. Non per un clima paragonabile a quello di Siviglia, ma per la vulnerabilità di infrastrutture e settori ad alta intensità di manodopera, progettati per condizioni più fredde. Una valutazione di Climate Analytics, commissionata dalla Banca Mondiale, ha concluso che il Paese non dispone ancora di soluzioni adeguate per gestire lo stress da calore. L’indagine della Commissione europea sulle imprese conferma che Germania e Spagna sono tra le economie più colpite nelle ultime estati.
Il recente calo dei prezzi dell’energia offre un sollievo parziale, ma non compensa i nuovi rischi: livelli idrici troppo bassi nei principali fiumi, infrastrutture sotto pressione, rallentamenti logistici e perdita di produttività. Elementi che incidono sulla crescita e sulla stabilità delle filiere.
In questo scenario, il termometro assume un ruolo inedito. «Le ondate di calore sono passate silenziosamente da evento meteorologico a variabile macroeconomica. Il termometro è diventato un leading indicator», conclude Brzeski. Una constatazione che segna un cambio di paradigma e apre una fase in cui l’adattamento climatico diventa parte integrante della strategia economica europea.