
Per molte società europee, trasformare l’analisi dei rischi in decisioni concrete resta ancora una difficoltà. La funzione di risk management e la strategia aziendale procedono spesso su binari separati, mentre l’intelligenza artificiale e gli analytics vengono utilizzati meno di quanto le aziende prevedano per il futuro.
È quanto emerge dalla Strategic Imperatives and Risk Management Survey di Marsh, condotta su 146 società e organizzazioni europee e alla base del report Strategy under uncertainty: Embedding risk in decision-making.
Il divario emerge anche nell’utilizzo di intelligenza artificiale e analytics.
Il 39% degli intervistati non utilizza questi strumenti per la gestione dei rischi e un altro 32% li applica soltanto in alcune aree. AI e analytics rappresentano però la principale priorità di intervento nel breve termine per il 30% del campione.
Nella supply chain, quasi il 40% delle organizzazioni ha una visibilità completa soltanto sui fornitori diretti, mentre circa un terzo monitora anche quelli di secondo e terzo livello nelle filiere critiche. Il 57% si affida ancora alla revisione manuale degli alert.
Anche gli strumenti di analisi prospettica non vengono sempre tradotti in decisioni. Oltre il 50% integra l’analisi degli scenari nella pianificazione strategica e il 43% utilizza gli stress test nella pianificazione strategica e finanziaria. Solo circa un terzo, però, collega questi risultati a soglie definite per confermare o modificare le decisioni.
Un divario analogo riguarda i rischi climatici.
Più del 60% delle società ha condotto analisi quantitative di scenario, ma soltanto circa un terzo ha predisposto piani di adattamento e mitigazione. L’11% ha investito nell’adattamento degli asset di proprietà ai rischi climatici fisici e l’8% nella propria supply chain.
Typhaine Beauperin, Client Leader, Risk Management, Europe di Marsh, ha dichiarato: “Le società riconoscono sempre più chiaramente gli ambiti in cui è necessario rafforzare la resilienza, ma la sfida consiste nel trasformare le evidenze in azioni concrete. La gestione del rischio ha l’opportunità di andare oltre l’identificazione e il monitoraggio e di svolgere un ruolo più attivo nei processi decisionali aziendali”.
Maurizio Quintavalle, Head of Risk Consulting, Europe di Marsh, ha aggiunto: “Il report evidenzia divari tra le ambizioni nella gestione del rischio e le pratiche attuali. Colmare questi divari richiede che i risk manager rafforzino il proprio ruolo di architetti dei processi decisionali, combinando dati e analytics quantitativi, capacità di previsione e intelligenza artificiale per identificare più tempestivamente i rischi emergenti e comprenderne meglio il potenziale impatto”.
Il report indica tra le aree di intervento il rafforzamento del collegamento tra analisi e decisioni aziendali, una maggiore visibilità sulla supply chain e un utilizzo più efficace di AI e analytics, insieme a una pianificazione più prospettica della forza lavoro e a una maggiore integrazione dell’adattamento climatico nelle decisioni strategiche e di investimento.