
Rimandare una scelta, nel contesto dei consumi domestici, non è solo una questione di abitudine ma un costo economico misurabile. In Italia l’indecisione legata al cambio di fornitore vale 1,3 miliardi di euro in un anno, secondo un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e presentata a Milano durante l’evento “Quanto ci costa rimandare. Il danno economico dell’indecisione”, realizzato con Consumerismo No Profit.
Il dato si inserisce in un comportamento diffuso: tra il momento in cui si valuta il cambio e quello in cui si firma il nuovo contratto trascorrono in media tra 52 e 74 giorni, con casi che arrivano oltre l’anno. Un tempo che, secondo l’analisi, si traduce in una perdita economica costante per famiglie e automobilisti.
A intervenire sul tema è Maurizio Pescarini, amministratore delegato di Facile.it, che sottolinea il peso delle scelte rinviate nella gestione delle spese domestiche. “Spesso sottovalutiamo quanti soldi perdiamo continuando a rimandare scelte di risparmio che possiamo prendere in sicurezza e in poco tempo”, ha dichiarato il CEO di Facile.it. “La tecnologia oggi permette di confrontare offerte, ricevere consulenza e firmare un nuovo contratto in pochi minuti”.
Tra le principali voci analizzate, l’Rc Auto mostra un impatto significativo. Nell’ultimo anno circa 6,4 milioni di italiani hanno cambiato compagnia assicurativa, impiegando in media 66 giorni prima di concludere il passaggio. Il costo dell’attesa è stimato in 104 euro per automobilista, con il 14% dei casi che supera i sei mesi di indecisione.
Per l’Rc Moto i tempi si allungano ulteriormente: 74 giorni medi e un danno economico stimato in 148 euro per centauro. Un quadro che, secondo Pescarini, evidenzia anche una questione di tempismo nel mercato assicurativo. “Muoversi per tempo aumenta la possibilità di intercettare promozioni e bloccare il premio fino alla firma”, ha spiegato l’amministratore delegato di Facile.it, suggerendo di attivarsi con 30-45 giorni di anticipo rispetto alla scadenza.
Il fenomeno riguarda anche le utenze energetiche. Nel caso dell’energia elettrica, il 25% degli intervistati ha cambiato fornitore nell’ultimo anno, con un tempo medio di 60 giorni e una perdita stimata di 56 euro per utenza. Per il gas la quota scende al 20%, ma i tempi restano rilevanti: 52 giorni medi e un costo medio di 62 euro.
Secondo Pescarini, la volatilità dei prezzi energetici rende ancora più rilevante la tempestività nelle decisioni. “Le tariffe cambiano con grande frequenza, soprattutto in periodi di incertezza”, ha affermato.
L’indagine evidenzia anche le cause della procrastinazione: difficoltà nel trovare il fornitore giusto per il 42% degli intervistati, mancanza di tempo (21%), paura di scegliere male (15%) e scarsa conoscenza della materia (9%). In una quota minore dei casi incidono vincoli contrattuali, timori legati alla complessità delle procedure e semplice inerzia.
Il risultato è un sistema in cui l’inerzia decisionale si traduce in perdita economica diffusa. Un comportamento individuale che, sommato su larga scala, produce un impatto rilevante sui bilanci delle famiglie italiane e sul funzionamento dei mercati dei servizi essenziali.