
In Veneto risultano 39.443 imprese esposte a rischio insolvenza su un totale di 438.261 aziende attive, pari al 9% del tessuto produttivo regionale, un valore che resta inferiore alla media italiana del 12,1% (674 mila imprese su 5.570.296), secondo l’osservatorio Business Scan 2026 di Sevendata basato su dati CCIAA.
Il quadro regionale evidenzia una crescita contenuta del rischio, pari a +0,7 punti percentuali su base annua, contro il +1% nazionale, in un contesto che conferma una tenuta complessiva ma non uniforme del sistema imprenditoriale.
Sul territorio emergono differenze significative tra le province: Rovigo presenta l’incidenza più elevata con il 9,5% (2.179 imprese), seguita da Padova, Vicenza, Venezia e Verona con valori compresi tra il 9,3% e il 9%, mentre Belluno registra il livello più contenuto al 6,5% (872 aziende), davanti a Treviso all’8,4%.
A livello strutturale, il Veneto si colloca tra le regioni meno esposte d’Italia, con un posizionamento migliore rispetto a contesti come Lazio (17,5%) e diverse regioni del Mezzogiorno, mentre il confronto evidenzia livelli più bassi solo in aree come Trentino-Alto Adige (6,6%) e Valle d’Aosta (7,5%).
Il tessuto produttivo regionale mostra una composizione diversificata, con una forte presenza di manifattura, costruzioni e agroalimentare, ma anche segnali di rallentamento demografico delle imprese: il saldo tra natalità e mortalità è negativo (-0,9 punti percentuali), con un tasso di sopravvivenza delle imprese in lieve calo al 93,4%. Il commento di Fabrizio Vigo - co-fondatore e amministratore delegato di Sevendata, società che sviluppa modelli e sistemi di valutazione del rischio d’impresa - sottolinea come “Le imprese del Veneto nel 2026 si collocano in base al livello di rischio insolvenza a 12 mesi al quinto posto nella classifica nazionale, dato significativamente inferiore alla media nazionale, confermando una buona tenuta complessiva del tessuto produttivo. L’analisi provinciale mostra differenze da monitorare, con l’incidenza di rischio più alta a Rovigo e il profilo più solido in questo senso a Belluno. La regione mantiene una capacità di resilienza che si spiega con la qualità e la diversificazione della sua base produttiva”.