
La sanità digitale italiana accelera ancora. Nel 2025 la spesa complessiva raggiunge i 2,7 miliardi di euro, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente. A trainare la trasformazione sono soprattutto la diffusione degli strumenti digitali nella pratica clinica e l’avanzata dell’Intelligenza Artificiale, ormai entrata nella quotidianità di medici, infermieri e cittadini.
È quanto emerge dalla nuova ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, presentata a Milano nel corso del convegno «Consolidare il futuro: la Sanità tra investimenti da valorizzare e nuove sfide dell’AI».
Il dato più evidente riguarda proprio l’adozione dell’AI Generativa. Oggi il 61% dei medici specialisti e dei Medici di Medicina Generale dichiara di aver utilizzato strumenti di Gen AI nell’ultimo anno, mentre tra gli infermieri la quota raggiunge il 37%. Nella quasi totalità dei casi si tratta però di piattaforme generaliste, non sviluppate specificamente per l’ambito sanitario.
Parallelamente cresce anche il ricorso all’AI da parte dei cittadini. Il 36% degli italiani utilizza chatbot basati sull’Intelligenza Artificiale per ottenere informazioni su problemi di salute, farmaci o terapie, mentre l’11% si dice disposto a utilizzare strumenti dedicati come ChatGPT Salute. La domanda di supporto digitale appare quindi già consolidata, nonostante il quadro regolatorio europeo sia ancora in evoluzione.
Secondo Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, «la Sanità Digitale italiana ha oggi l’opportunità di trasformare gli investimenti del PNRR in valore concreto e duraturo per cittadini, professionisti e organizzazioni sanitarie». Corso sottolinea come, dopo la realizzazione delle infrastrutture, la sfida sia ormai soprattutto organizzativa e culturale: «serve una governance condivisa, capace di garantire coerenza negli obiettivi pur valorizzando le specificità territoriali e il contributo di tutti gli attori del sistema sanitario».
L’Osservatorio evidenzia però anche le criticità del post-PNRR. Un terzo delle strutture sanitarie pubbliche teme infatti rallentamenti o ridimensionamenti dei progetti avviati negli ultimi anni, soprattutto per ragioni legate alla sostenibilità economica e alla continuità degli investimenti.
Nel frattempo prosegue la diffusione degli strumenti digitali tradizionali. La Cartella Clinica Elettronica è utilizzata dal 69% dei medici specialisti e il Fascicolo Sanitario Elettronico continua a espandersi sia tra i professionisti sia tra i cittadini. Due italiani su tre dichiarano di aver utilizzato il FSE nell’ultimo anno, mentre il 48% degli specialisti e il 67% dei Medici di Medicina Generale vi accedono regolarmente.
Anche la telemedicina mantiene una presenza significativa nella pratica clinica. Il 29% dei medici specialisti e dei MMG ha effettuato televisite, sebbene meno di un terzo utilizzi piattaforme progettate specificamente per l’ambito sanitario. Le Infrastrutture Regionali di Telemedicina sviluppate attraverso il PNRR risultano operative, ma la loro diffusione è ancora in fase iniziale.
Cristina Masella, Responsabile Scientifica dell’Osservatorio Sanità Digitale, osserva che «nei primi mesi del 2026 gli effetti tangibili degli investimenti del PNRR sulla Telemedicina non si sono ancora manifestati», evidenziando la necessità di accompagnare il cambiamento con interventi di formazione e gestione della transizione digitale.
Sul fronte dell’AI emergono inoltre limiti significativi nelle competenze. Solo un terzo dei medici specialisti conosce il rischio delle cosiddette «allucinazioni» dell’Intelligenza Artificiale generativa e appena il 17% riesce a riconoscere contenuti manipolati artificialmente. Ancora più ridotta appare la preparazione sugli aspetti etici, regolatori e organizzativi delle nuove tecnologie.
Chiara Sgarbossa, Direttrice dell’Osservatorio Sanità Digitale, definisce l’AI «il principale elemento di discontinuità e il possibile nuovo salto evolutivo della Sanità Digitale italiana», ma avverte che la rapidità dell’innovazione impone un approccio fondato su responsabilità, competenze e regole condivise.
La fotografia che emerge dalla ricerca è quella di una sanità italiana che dispone oggi di infrastrutture più avanzate rispetto al passato, ma che deve ancora affrontare il passaggio più delicato: trasformare tecnologie, dati e Intelligenza Artificiale in strumenti realmente integrati nei processi clinici e assistenziali, senza perdere centralità del rapporto tra medico e paziente.