
Le aziende della sanità digitale stanno introducendo l’intelligenza artificiale più rapidamente di quanto il mercato assicurativo stia adeguando le proprie coperture. È uno dei principali risultati del report “2026 Digital Health & Wellness” di Beazley, realizzato su 600 manager in Europa, Nord America e Asia.
L’analisi dei sinistri registrati da Beazley nell’ultimo decennio mostra che la negligenza medica rappresenta la causa più frequente e grave di perdita, seguita dall’errata supervisione.
Tra le principali preoccupazioni degli executive compaiono invece gli attacchi informatici e le competenze del personale.
L’impiego dell’AI nella sanità può inoltre generare una catena di responsabilità che coinvolge contemporaneamente operatori sanitari, sviluppatori tecnologici e clienti. Un singolo evento può quindi attivare richieste di risarcimento nell’ambito della responsabilità professionale, delle coperture cyber, della technology errors & omissions e della responsabilità civile.
Anche le modalità di acquisto delle polizze stanno cambiando. La quota di aziende che scelgono una copertura unica e personalizzata per più rischi è salita dal 40% del 2024 al 53% del 2026. Per Beazley, la gestione dei sinistri è diventata il principale criterio nella scelta dell’assicuratore, superando prezzo e ampiezza delle garanzie.
La crescente diffusione dell’AI pone quindi anche un problema di chiarezza contrattuale. In particolare, le imprese devono verificare se le polizze esistenti prevedano o escludano espressamente i rischi legati all’intelligenza artificiale, soprattutto quando un singolo evento può coinvolgere più rami assicurativi.