
La gestione del rischio legato alle persone entra in una fase di ridefinizione strutturale. Secondo il People Risks Report 2026 pubblicato da Marsh, la disruption tecnologica si posiziona oggi come principale fattore di rischio per il capitale umano a livello globale, in un contesto segnato da minacce cyber crescenti, rapida diffusione dell’intelligenza artificiale e persistente carenza di competenze specialistiche.
L’indagine, condotta su 4.500 professionisti tra HR e risk management in 26 mercati, descrive organizzazioni che operano in una condizione di incertezza prolungata. Il punto centrale non riguarda solo la tecnologia in sé, ma la capacità dei sistemi organizzativi di adattare persone, competenze e processi a un cambiamento accelerato. In questo scenario, la resilienza aziendale diventa una variabile direttamente legata alla gestione del capitale umano.
In cima alla lista dei rischi globali figura la scarsa alfabetizzazione ai temi cyber, indicata come il principale fattore di vulnerabilità legato alle persone. Subito dopo emergono le carenze di competenze digitali, in particolare nei settori cyber e AI, che evidenziano un disallineamento crescente tra investimenti tecnologici e preparazione della forza lavoro. Un terzo elemento critico riguarda le barriere culturali all’adozione dell’intelligenza artificiale, percepite come ostacolo alla trasformazione operativa. Il report sottolinea che il valore degli investimenti in intelligenza artificiale dipende non solo dalla tecnologia, ma dalla riprogettazione dei modelli di lavoro. A questo si aggiunge una crescente carenza di competenze qualificate, soprattutto digitali, che colpisce in modo trasversale settori come manifattura, energia, retail e costruzioni, in un contesto aggravato dall’invecchiamento demografico.
Sul piano organizzativo emerge anche la criticità della leadership, con competenze manageriali spesso inadeguate rispetto alla complessità attuale. Questo divario alimenta rischi su produttività, clima aziendale e reputazione, mentre cresce la distanza tra ciò che i dipendenti si aspettano (empatia e trasparenza) e le priorità del management (controllo del rischio ed esecuzione).
Un ulteriore fattore riguarda la pressione economica sui lavoratori: l’aumento del costo della vita e l’indebitamento incidono su fidelizzazione, coinvolgimento e performance, con effetti indiretti anche sulla salute e sull’accesso alle cure.
Nel complesso, il report indica che solo un’integrazione tra gestione del rischio, sviluppo delle competenze e benessere dei lavoratori può trasformare l’incertezza in vantaggio competitivo, superando la tradizionale separazione tra tecnologia e fattore umano.