
Un’Italia che risparmia ma fatica a decidere. È il quadro che emerge dalla sesta edizione dell’Osservatorio “Change Lab, Italia 2030” di Groupama Assicurazioni, realizzato con AstraRicerche, dedicato al rapporto tra cittadini ed educazione finanziaria.
Secondo l’indagine, oltre un italiano su due (51,1%) dichiara una conoscenza finanziaria debole o nulla, mentre il 65,6% rinvia o evita decisioni su risparmi e investimenti per timore di errore. La dimensione della prudenza si traduce in un comportamento diffuso di congelamento delle scelte economiche, in un contesto percepito come complesso e instabile.
La domanda di alfabetizzazione, tuttavia, è elevata. Circa l’80% del campione considera l’educazione finanziaria una priorità nazionale e il 67,7% ne auspica l’introduzione già in età scolastica. Il dato segnala una consapevolezza crescente, pur in presenza di competenze ancora limitate.
Il rapporto con il denaro resta fortemente domestico. Il 54% degli italiani gestisce le proprie finanze in autonomia, mentre il 39,3% lo fa all’interno del nucleo familiare. Solo una quota ridotta, pari al 6,4%, si affida a consulenti esterni. In parallelo, emerge un elemento di squilibrio nella responsabilità economica, con il 51% delle donne che si dichiara responsabile della gestione familiare.
La ricerca evidenzia anche una fragilità sul fronte della protezione: il 45,9% del campione non dispone di alcuna forma assicurativa contro imprevisti rilevanti. Le barriere non sono solo economiche, ma anche psicologiche, con una diffusa difficoltà a trasformare il risparmio in scelte di investimento o tutela.
Il nodo centrale resta la fiducia. Per il 56% degli intervistati, investire rappresenta soprattutto una sfida emotiva, alimentata dall’incertezza dei mercati e dal timore di errori. Anche la scelta di rimandare decisioni finanziarie risulta frequente, con un’incidenza significativa di comportamenti ripetuti nel tempo.
Sul piano dell’informazione, il sistema è sempre più ibrido. Media tradizionali, motori di ricerca, strumenti di intelligenza artificiale e consulenti convivono in un ecosistema multi-canale. Il consulente professionale resta la figura più autorevole per il 34,7% del campione, ma cresce il ricorso a strumenti digitali, soprattutto tra le fasce più giovani.
La fiducia, però, si concentra ancora sulla relazione umana. Quando si tratta di prendere decisioni, il 68,6% degli italiani continua a preferire l’esperto, pur riconoscendo un ruolo crescente all’innovazione tecnologica. In questo scenario si inserisce la previsione di un modello di consulenza ibrido entro il 2030, con il 34,6% degli intervistati che immagina un equilibrio tra intelligenza artificiale e competenza umana.
Il futuro del settore viene quindi interpretato come integrazione tra automazione e relazione. Una parte consistente del campione si dice favorevole a piattaforme digitali capaci di aggregare dati, semplificare la gestione dei prodotti finanziari e fornire indicazioni personalizzate, senza eliminare il ruolo della consulenza tradizionale.
Sul fronte assicurativo emerge una domanda esplicita di maggiore chiarezza. La trasparenza dei prodotti e dei costi rappresenta la priorità per quasi la metà degli intervistati, insieme alla richiesta di un linguaggio più accessibile e di soluzioni integrate tra protezione e pianificazione.
Il quadro complessivo descrive un sistema ancora fragile sul piano delle competenze, ma in rapida evoluzione sul versante tecnologico e culturale. L’equilibrio tra fiducia, strumenti digitali e consulenza tradizionale resta il punto centrale della trasformazione in atto.