
L’industria automobilistica italiana sta registrando un progressivo e strutturato riposizionamento delle preferenze dei consumatori verso i brand di produzione cinese, un fenomeno che l'ultima instant survey di Areté, datata gennaio 2026, delinea con estrema precisione statistica.
Se fino a un recente passato la penetrazione di questi marchi era legata prevalentemente a politiche di prezzo aggressive, oggi il 73% dei cittadini si dichiara propenso all'acquisto, evidenziando una crescita costante rispetto al 68% rilevato nell'ottobre 2024. Il superamento della diffidenza storica emerge chiaramente dal fatto che, per la prima volta, la qualità costruttiva e l’affidabilità tecnologica, indicate dal 51% del campione, surclassano l'accessibilità economica come principale leva decisionale.
In questo scenario di mutamento, il profilo della domanda si focalizza su una soglia di spesa massima di 30.000 euro e su una netta predilezione per i segmenti SUV e crossover, con la tecnologia ibrida che raccoglie il 50% dei consensi, confermandosi la soluzione di mobilità ritenuta più aderente alle attuali necessità operative. Permangono, seppur in misura contenuta, alcune incertezze relative alla tenuta dei materiali e all'efficienza delle reti di assistenza, tuttavia Massimo Ghenzer, presidente di Areté, osserva come “La nostra analisi dimostra in modo concreto come i brand cinesi si stiano facendo rapidamente strada nel mercato italiano e siano destinati ad aumentare la propria quota nei prossimi anni. Il prezzo resta un fattore rilevante, ma non è più la leva principale: oggi i consumatori riconoscono ai costruttori cinesi affidabilità e un buon livello qualitativo. Anche la fiducia nel post-vendita è più che solida: il 62% degli intervistati ritiene che i servizi possano competere con quelli dei brand europei”.
Nonostante l’avanzata digitale, l’interazione fisica con il prodotto resta un pilastro imprescindibile del processo di acquisizione: la quasi totalità degli intervistati continua infatti a prediligere il passaggio presso la concessionaria e ben l'80% dei potenziali acquirenti considera il test drive il requisito propedeutico fondamentale per la finalizzazione del contratto, delineando un modello di consumo che, pur aprendosi a nuovi orizzonti produttivi, non rinuncia alle garanzie dell'esperienza diretta sul campo.