
L’agenzia di rating Moody's segnala che “un’interruzione prolungata nello Stretto di Hormuz potrebbe spingere i prezzi del gas in Europa ben al di sopra degli attuali livelli a termine, fino a superare potenzialmente i 100 euro per megawattora”, un livello che non si vedeva dalla crisi energetica del 2022, quando il TTF raggiunse i 345 euro ad agosto.
La preoccupazione nasce dalla dipendenza europea dal gas naturale liquefatto (GNL) qatariota: nel 2025 l'UE ha importato circa 10 miliardi di metri cubi dal Qatar, pari a circa il 2% delle importazioni totali e al 3% della domanda complessiva. Moody’s sottolinea che questa quota, pur contenuta in termini assoluti, diventa critica in un contesto di stoccaggi già al di sotto della media storica, con il rischio principale non tanto di carenza immediata quanto di insufficiente accumulo estivo, lasciando le riserve sotto i livelli necessari per affrontare l'inverno.
La vulnerabilità dei singoli paesi è marcata: secondo Moody’s, Italia e Belgio sono i più esposti, con il Qatar che rappresentava rispettivamente il 4% e il 16% delle importazioni di GNL nel 2024, configurando potenziali deficit significativi in assenza di forniture sostitutive. Al contrario, Spagna, Germania, Francia e Regno Unito mostrano esposizioni più contenute: la Spagna importa dal Qatar solo il 2% del suo GNL, Germania e Francia non hanno importazioni dirette, mentre il Regno Unito copre il 6% del suo GNL dal Qatar, pari al 2% delle importazioni totali.
Lo scenario evidenziato dall’agenzia mette in luce la fragilità della supply chain energetica europea di fronte a tensioni geopolitiche nel Golfo Persico, sottolineando come le dinamiche di stoccaggio e la diversificazione delle forniture diventino strumenti essenziali per mitigare il rischio di aumenti estremi dei prezzi.