
Le condizioni climatiche attese per il 2026 delineano uno scenario più favorevole per l’Atlantico ma potenzialmente più critico per il Pacifico occidentale. È questa la sintesi dell’outlook sulla stagione dei cicloni diffuso da Munich Re, che individua nell’evoluzione del fenomeno El Niño il principale fattore di influenza sui pattern meteorologici globali.
Secondo Anja Rädler, meteorologa ed esperta climatica di Munich Re, la stagione degli uragani atlantici potrebbe risultare leggermente meno intensa rispetto agli anni precedenti, mentre aumenterebbe la probabilità di una stagione dei typhoon più attiva nell’area del Pacifico occidentale.
“L’outlook per questa stagione ciclonica è relativamente chiaro: in presenza di condizioni El Niño possiamo aspettarci una stagione degli uragani leggermente più debole e una stagione dei typhoon più forte”. Rädler ha poi sottolineato che anche in stagioni meno intense possono verificarsi eventi estremi difficili da prevedere. “Per ridurre al minimo le perdite è fondamentale la prevenzione: come dimostra la storia, anche una singola tempesta può generare danni molto rilevanti”, ha aggiunto.
Le stime elaborate da diversi istituti di ricerca e richiamate dal riassicuratore indicano la formazione di circa 12-13 cicloni nominati nell’Atlantico settentrionale tropicale, con una quota compresa tra cinque e sei uragani, di cui due potenzialmente classificabili come “major hurricane” con venti superiori a 110 miglia orarie.
Sul fronte opposto, le condizioni oceaniche e atmosferiche risultano invece più favorevoli allo sviluppo di tifoni nel Pacifico nord-occidentale, area che comprende regioni particolarmente esposte come Giappone, Cina e Corea del Sud. Il fenomeno è collegato alla fase di El Niño/Southern Oscillation (ENSO), che modifica la distribuzione delle temperature superficiali del mare e influenza la frequenza degli eventi estremi a livello globale.
Munich Re evidenzia come sia attesa una fase di El Niño a partire dall’estate, con temperature superficiali dell’oceano più elevate nella fascia equatoriale centrale e orientale del Pacifico. Entro fine anno, il fenomeno potrebbe intensificarsi fino a configurare un cosiddetto “Super El Niño”, caratterizzato da anomalie termiche superiori ai 2°C, con potenziali impatti significativi sugli equilibri climatici globali.
Il quadro delineato dal riassicuratore conferma una tendenza ormai strutturale: la variabilità climatica non riduce il rischio complessivo, ma ne modifica la distribuzione geografica, rendendo sempre più centrale il ruolo della prevenzione e della gestione assicurativa dei grandi eventi catastrofali.